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– Maltratta la madre e palpeggia la figlia, tre anni a bracciante romeno.
Niente da fare per A. M. T.. La Corte d’appello di Roma ha confermato la sentenza che condannava l’agricoltore a tre anni. Violenza sessuale, maltrattamenti in famiglia, minacce, ingiurie e violenza privata i reati di cui doveva rispondere.
Con le stesse accuse, il tribunale di Viterbo lo aveva condannato a giugno. Secondo i giudici di primo grado, per tre anni – dal 2008 al 2011 – aveva reso la vita impossibile alla sua convivente e alla figlia.
La coppia viveva a Viterbo dal 2005. Tre anni dopo li raggiunge la figlia di lei, all’epoca 18enne, nata da una precedente relazione della donna. In casa c’erano anche due bambini: uno figlio della della ragazza, l’altro del bracciante e della compagna.
La donna avrebbe subìto maltrattamenti di ogni genere, tra botte, insulti, minacce di morte e lanci di oggetti. Alla figlia, erano invece riservate le attenzioni sessuali del patrigno, che avrebbe cercato a più riprese di sedurla e palpeggiarla. Per gli agenti della squadra mobile di Fabio Zampaglione, A. M. T. si sarebbe più volte infilato nel letto della figliastra. “Voglio vedere chi è più brava a letto tra te e tua madre”, le avrebbe detto un giorno. Avances che, secondo gli investigatori, avvenivano anche davanti al figlioletto della ragazza, che dormiva accanto a lei.
Il bracciante, attualmente, è agli arresti domiciliari. Per i difensori, non solo è innocente, ma è vittima della violenza fisica e verbale di madre e figlia. I testimoni della difesa lo hanno descritto come un uomo “tranquillo e pacifico”. Costretto a sopportare le offese e le sfuriate continue della compagna, che gli lanciava sedie e scope.
I legali non sanno ancora se ricorreranno in Cassazione. “Aspetteremo le motivazioni e poi decideremo”, dichiara l’avvocato Marina Costaggini, che difende l’imputato insieme al collega Paolo Labbate. Parte civile, la figliastra, assistita dall’avvocato Mirko Bandiera.
