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Tribunale - I testimoni difendono l'uomo accusati di presunti abusi sulla figliastra e maltrattamenti sulla convivente

“Nessuna violenza, la vittima è lui”

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Un'aula del Palazzo di Giustizia viterbese

Un'aula del Palazzo di Giustizia viterbese

Da carnefice a vittima. Prende una piega del tutto nuova il processo al tribunale di Viterbo per A.M.T., bracciante agricolo romeno di 43 anni, imputato per violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia.

Quella raccontata dai testimoni all’udienza di ieri mattina, sembra tutta un’altra storia rispetto al quadro prospettato dall’accusa.

Non più il capofamiglia che abusa della figlia della sua convivente, come hanno finora sostenuto gli inquirenti, ma due donne coalizzate contro di lui per rovinargli la vita. O almeno così hanno detto i conoscenti dell’imputato, ascoltati ieri mattina in aula.

L’uomo, arrestato nell’estate 2011 e scarcerato il 29 marzo scorso, è stato dipinto come una persona calma e paziente. Era lui, secondo i testimoni, a sopportare le angherie della compagna e della figlia. La prima, in particolare, non avrebbe fatto altro che lamentarsi di lui e dei suoi modi di fare. Anche se non ne aveva motivo.

“Lo insultava con parolacce di ogni tipo e lo accusava di non contribuire alle spese familiari. Lui cercava di non darle peso e si faceva il segno della croce”. Questa la versione unanime dei cinque testimoni sentiti ieri, alcuni dei quali hanno avanzato il sospetto che la convivente lo picchiasse. “Una volta l’ho accompagnato in ospedale perché si era ferito – ha raccontato una conoscente ascoltata ieri in udienza -. Mi disse che era stato colpito da una mucca mentre lavorava. Ma non mi sembrava una storia molto credibile…”.

A completare il quadro la testimonianza della sorella dell’imputato, che ha raccontato di furenti liti tra coniugi, con lei che “gli lanciava la scopa e le sedie”. Per non parlare della figlia della donna, definita “una bugiarda cronica, che prima ha detto di essere stata violentata, poi ha ritrattato, ammettendo che non era vero”. Ma tutto questo non risulta né all’accusa, né alla parte civile, che continuano a puntare il dito contro l’imputato.

Prossima udienza il 12 giugno.


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11 aprile, 2012

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