(p.p.) – “Da Cesa a Casini, tutti puniti dal voto”.
All’indomani del risultato elettorale e soprattutto di quello del suo ex partito l’Udc, Nando Gigli si toglie qualche sassolino dalle scarpe. Lo aveva definito un partito morto e il voto, per il consigliere regionale uscente, non ha fatto che confermare il suo giudizio.
Il consigliere regionale uscente non nasconde, invece, una certa soddisfazione per l’affermazione alla Camera di Federico Fauttilli (Lista civica per Monti) e in Regione di Enrico Panunzi (Pd) ai quali aveva dato apertamente il suo appoggio.
Un giudizio sull’esito del voto nazionale?
“Il risultato elettorale non può che suscitare apprensione sul futuro del paese – afferma Gigli -. Si preannuncia un periodo di ingovernabilità e di incertezza nelle scelte. Per alcuni aspetti era scontato, per altri meno. Il ridimensionamento del Pdl e la fine dell’Udc, che avevo già preannunciato, erano molto probabili, mentre il boom dei grillini ha raggiunto dimensioni che non mi aspettavo”.
In Regione ha vinto Nicola Zingaretti che lei aveva apertamente sostenuto…
“E’ una vittoria positiva. Il mio appoggio a Nicola Zingaretti e in particolare a Enrico Panunzi non era un segreto. Ora il nuovo presidente avrà la possibilità di governare con relativa tranquillità e mi auguro, da veterano della politica regionale, che possa risollevare le sorti del Lazio. Gli ultimi dodici anni e mezzo non sono stati molto utili alla crescita della Regione. Speriamo Zingaretti riesca a invertire la tendenza”.
Come giudica il risultato dell’Udc?
“Da tempo avevo detto, forse anche con espressioni forti, che il partito era già morto e purtroppo per loro, e anche per me perché la cosa non mi fa piacere, il risultato non fa che confermare che il mio giudizio. E’ un partito che oggi, a maggior ragione, non è più un partito con una gestione assolutamente autocratica in cui sono stati fatti errori madornali”.
Per esempio?
“Non si è voluto ascoltare, se non altro per una certa esperienza, chi aveva suggerito una gestione assolutamente diversa, soprattutto a livello regionale. Si è scelta un’altra strada e ci si è preoccupati quasi unicamente di ottenere vantaggi non per il partito, ma per alcuni personaggi interni allo schieramento. Il risultato è stato clamoroso”.
Cosa intende?
“I personaggi che si ritenevano i padroni del partito sono stati fatti fuori in maniera decisa: Ciocchetti non è stato eletto alla Camera e lo stesso Cesa che è nato in un comune del Lazio e vive a Roma, o Casini, che pur originario dell’Emilia vive da anni nella Capitale, sono stati fatti fuori. Tutti sono stati puniti e puniti severamente. La Bongiorno ha fatto un lavoro straordinario perché è riuscita a garantire un 4 per cento che è comunque una cosa miserevole. Una debacle su tutta la linea e continuo a ritenere che ormai il partito non esiste più. Vedremo se avrà la capacità di risuscitare, ma ci credo poco”.
Alla luce di questi risultati quali saranno le conseguenze in vista delle comunali?
“Non lo so – conclude Gigli -. Bisognerà aspettare i risultati definitivi e avremo tempo di capire nei prossimi giorni. L’iniziativa va presa da parte di chi ha poteri, ambizioni e consensi per doverlo fare. Io non ho intenzioni né mi sento disponibile a partecipare a scelte che alla fine non mi riguardano: non sono candidato e non ho aspirazioni. La mia unica aspirazione è quella di contribuire, se possibile, a favorire delle energie nuove che cambino alcune cose di questa città. Per adesso tutto tace”.
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