![]() Maurizio Pinna |
Riceviamo e pubblichiamo – Ho letto con molto interesse su Tusciaweb l’intervento del sociologo Francesco Mattioli condividendone parole e analisi. Le conclusioni, poi, rispecchiano fedelmente le ragioni di questa situazione di stallo che siamo costretti a subire in questo territorio.
Ho sempre sostenuto in ogni luogo, sin dal 2006, anno in cui mi sono imbattuto nell’avventura aeroportuale viterbese da segretario del comitato per l’aeroporto, che di Viterbo e dei viterbesi non è mai interessato nulla a nessun politico che ha abitato a nostre spese le camere romane o, perlomeno, nessun politico è mai riuscito a conquistare traguardi importanti, come l’ammodernamento delle tratte stradali e ferroviarie utili alla nostra comunità.
La dimostrazione sta nel fatto che migliaia di pendolari hanno raggiunto l’età pensionabile senza vedere realizzato quanto è stato promesso loro nei decenni passati. Viterbo, è un dato di fatto, non è mai stato di alcun interesse politico romano se non per la spremitura dei voti, per l’affidamento di incarichi politici in strutture pubbliche e per le gite fuori porta.
Ora viene con sé che l’aeroporto, per l’importanza che avrebbe rivestito a livello regionale e nazionale, sarebbe stato quell’elemento utile ad attirare attenzione, investimenti e interesse sul territorio viterbese, costringendo, per la sua importanza e funzionalità, a provvedere alle opere di collegamento necessarie con Roma.
Interesse che la storia ci insegna non essere mai stato posto sui viterbesi. Perché, allora, si dovrebbe continuare a credere che è possibile avere strade e ferrovie cosi costose per l’utilizzo dei nostri cittadini (pendolari in primis) se non si è riusciti a farle realizzare per un’opera di rilevanza come l’aeroporto e nell’interesse del sistema aeroportuale italiano?
Ringrazio, pertanto, il sociologo Francesco Mattioli perché con il suo intervento non mi ha fatto sentire solo nei citati pensieri che in qualche maniera s’incontrano con i suoi, indubbiamente più scientifici.
Per stimolare nei cittadini altre riflessioni ho piacere di trascrivere un documento che ho inserito sul mio libro “Viterbo dal fascismo alla guerra con uno sguardo ai giorni nostri”. Si tratta di un’analisi redatta nel 1903 da Ferdinand de Navenne, scrittore e diplomatico francese, pubblicata nel suo libro “Da Entre le Tibre et l’Arno”.
E’ sorprendente come, dopo 110 anni dalla data citata, oggi si parli ancora delle stesse cose, nello stesso modo, con la stessa amarezza.
Questo il testo: “Quasi tutti coloro che hanno visitato Viterbo si domandano: Perché l’oblio profondo nel quale è caduta una città sì degna di attirare l’attenzione? Veramente Viterbo in nessuna epoca ha eccitata la curiosità dei viaggiatori, e ciò per varie ragioni. Fuvvi un tempo, è vero, in cui la via Cassia era la principale arteria che, dal nord della penisola, conduceva a Roma: diligenze e vetture postali si fermavano a Viterbo almeno per cambiare i cavalli.
Ma allora, nessuno aveva cura di vedere le cose del Medioevo; si passava, non ci si fermava. Più tardi, un mutamento si produsse nel gusto del pubblico: si fu presi dalla passione pei monumenti anteriori alla Rinascenza; ma questo mutamento si produsse al momento stesso in cui, in seguito alla costruzione della ferrovia, la Cassia fu abbandonata. Or la ferrovia passa da Orte e non da Viterbo.
La vecchia città si trovò così destinata ad un abbandono irrimediabile. Né le sue mura otto volte secolari, né la foresta di torri che sorge dal suolo come una vegetazione feudale, né l’interessante quartiere di San Pellegrino, né le vecchie cronache formicolanti di racconti meravigliosi ebbero la virtù di attirare la folla indifferente.
Inutilmente, poi, è stata Viterbo riunita a Roma da un tronco diretto di ferrovia. Ciò che le manca è una di quelle attrattive straordinarie, che s’impongono alla attenzione quasi con una specie di violenza, come la cattedrale di Orvieto, il Cambio di Perugia o la Santa Casa di Loreto. Per sua disgrazia Viterbo non ha alcuna attrattiva di questo genere (…)”
Maurizio Pinna
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