– “Andiamo al Riesame per difendere le nostre indagini. Siamo convinti che in quel bosco, quella notte, ci sia stata violenza sessuale”.
Il procuratore capo di Viterbo Alberto Pazienti non indietreggia di un passo. Dopo mesi di indagini blindate, il numero uno della procura rompe il silenzio sulla vicenda delle due minorenni stuprate a Montefiascone.
Per gli inquirenti di via Falcone e Borsellino, la violenza di gruppo denunciata a ottobre da una 17enne russa e da una 16enne norvegese, è una tragica verità. Il pm Fabrizio Tucci aveva chiesto l’arresto dei cinque presunti responsabili, quattro giovani di Acquapendente e uno di Onano. Il gip glielo ha negato. Immediato il ricorso e immediata la fissazione dell’udienza. L’8 febbraio la procura andrà al Riesame per combattere.
“E’ stata un’indagine faticosa e complessa – spiega Pazienti -. Le versioni delle ragazze erano discordanti. Una, inizialmente, ha addirittura adombrato il sospetto che l’altra fosse consenziente. L’amica l’ha smentita subito, come l’hanno smentita le nostre indagini”.
La consulenza della procura aveva fugato ogni dubbio. Tra i messaggi inviati dalla 17enne agli amici all’estero, ce ne sarebbe uno in cui la ragazza racconta proprio di quella notte tra il 29 e il 30 settembre e della violenza di gruppo perpetrata a turno da almeno quattro ragazzi, mentre il quinto era con la sua amica. Un elemento più che sufficiente per gli inquirenti. Ma non per il gip.
“Il giudice non solo non ha autorizzato gli arresti, ma ha ritenuto che non ci fossero gravi indizi di colpevolezza – afferma il procuratore capo -. Noi siamo convinti del contrario. Il quadro accusatorio è solido. Granitico. Siamo pronti a dimostrarlo al tribunale del Riesame”.
Stefania Moretti
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