– Obiettivo: convincere ottomila donne viterbesi a effettuare uno screening mammografico in meno di cinque mesi.
L’unità mobile di mammografia arriva a Viterbo e fino al quattro luglio è a disposizione delle donne che vorranno sottoporsi a un semplice esame attraverso il quale si riduce non solo la mortalità, ma si evita pure che il tumore venga.
Ogni due anni sono interessate coloro le quali hanno tra i 50 e i 69 anni.
“Preveniamo la morte per questo tipo di malattia – spiega Silvia Brezzi, direttore unità operativa programmi di screening – a patto che le persone vengano, ma non tutte lo fanno. Nella Tuscia l’adesione è al 44%, più alta rispetto alla media del Lazio, con alcune differenze. Viterbo è tra le più basse”.
L’unità mobile è già passata per le frazioni di Roccalvecce e Grotte Santo Stefano, da domani farà tappa a Bagnaia – La Quercia e dal 22 febbraio al 20 marzo si troverà in piazza del Sacrario, davanti alla ex chiesa degli Almadiani.
Ora è di nuovo il turno del capoluogo e, per fare in modo che l’adesione al programma di screening mammografico sia la più alta possibile, questa mattina alla Cittadella della salute, conferenza stampa alla presenza del commissario straordinario della Ausl di Viterbo, Antonio De Santis, del direttore sanitario Marina Cerimele, dell’assessore comunale Maria Antonietta Russo, del direttore dell’unità operativa di Diagnostica e prevenzione senologica, Maria Teresa Strassera, e del direttore dell’unità operativa Coordinamento dei programmi di screening, Silvia Brezzi.
Il programma di screening mammografico è un percorso organizzato di diagnosi precoce con l’obiettivo di ridurre la mortalità per tumore della mammella mediante l’invito ad eseguire ogni 2 anni la mammografia, la quale, attualmente, è l’esame più specifico e più sensibile per individuare precocemente il tumore e, quindi, per aumentare la sopravvivenza e migliorare la qualità della vita grazie a interventi chirurgici sempre più conservativi e terapie mediche meno aggressive.
Nella Ausl di Viterbo il programma è stato attivato a fine 2003 ma solo dal 2006 è entrato completamente a regime. Se la mammografia è normale la risposta viene spedita a casa e la donna ha la garanzia di essere richiamata dopo 2 anni.
Se invece la mammografia rileva un’anomalia o una lesione del tessuto mammario, la donna è contattata telefonicamente da un operatore sanitario per concordare un appuntamento presso il Centro di II livello (Unità operativa di Diagnostica e prevenzione senologica di Montefiascone) dove vengono effettuate le indagini necessarie per ottenere la diagnosi (visita senologica, ecografia, ulteriori proiezioni mammografiche, prelievo con ago).
Se il risultato degli accertamenti di II livello è positivo alla donna viene proposto un percorso chirurgico oncologico riabilitativo presso l’ospedale di Belcolle.
“Nella provincia di Viterbo – ha detto Maria Teresa Strassera – le donne di età compresa tra 50 e 69 anni sono circa 40mila e l’adesione al programma è mediamente del 58% con notevoli differenze tra i diversi comuni e i distretti: in alcuni comuni la partecipazione delle donne raggiunge anche il 78%.
Nella regione Lazio l’adesione media dei programmi di screening mammografici è del 41%, quindi il programma dell’Ausl di Viterbo si pone nettamente al di sopra della media regionale. Tutti gli indicatori di processo ed esito del programma rispettano gli standard raccomandati garantendo la qualità delle prestazioni erogate.
Tuttavia nella città di Viterbo l’adesione è più bassa della media provinciale ma il trend è in crescita, nel round 2007 è stata del 37% per passare nel 2009 al 49% e nel 2011 al 51% è auspicabile che quest’anno si possa raggiungere il 60%”.
Per questa ragione Ausl e Amministrazione comunale hanno deciso con convinzione di mettere insieme le forze e di realizzare una serie di iniziative di promozione dello screening mammografico, alle quali hanno dato il loro significativo apporto diverse realtà del mondo del volontariato tra le quali figura l’associazione Beatrice onlus.
“La sinergia tra Ausl e Amministrazione comunale a sostegno del programma di screening mammografico – ha spiegato l’assessore Maria Antonietta Russo – è ormai un fatto assodato che sta producendo dei risultati considerevoli sul fronte dell’adesione.
Per la tappa del 2013 abbiamo pensato a molte iniziative di supporto e all’istituzione di numerosi punti informativi, uno dei quali sarà presente all’interno della ex chiesa degli Almadiani nella mostra organizzata per il programma di eventi realizzati in occasione della festa della donna.
L’impegno del Comune sul fronte della prevenzione è forte e concreto e sono certa che le donne viterbesi risponderanno in maniera rilevante all’invito della Ausl. Noi faremo tutto ciò che è necessario affinché questo avvenga”.
“Secondo Laziosanità, l’Agenzia di sanità pubblica regionale – ha aggiunto il commissario straordinario della Ausl di Viterbo, Antonio De Santis – i programmi di screening femminili della Ausl di Viterbo hanno raggiunto e superato gli indicatori di processo e di esito raccomandati dal Ministero della Salute, attestandosi tra i migliori della Regione Lazio.
Tuttavia, questi risultati non ci soddisfano ancora e auspico un ulteriore incremento del numero di adesioni al programma da parte delle donne viterbesi perché diagnosticare precocemente il tumore al seno può rivelarsi determinante per poter permettere alla paziente di accedere in tempo alla rete aziendale diagnostico, terapeutica e assistenziale con l’obiettivo finale di garantire alla donna il ritorno a uno stile di vita soddisfacente e al pieno affetto dei suoi cari”.
“Oltre a quello del carcinoma della mammella – ha illustrato infine Silvia Brezzi -, nella nostra Ausl sono attivi i programmi di screening del cervicocarcinoma e, in via sperimentale, del cancro del colon-retto. Sono i 3 soli screening di cui, allo stato attuale delle evidenze scientifiche, è dimostrata l’efficacia e, pertanto, è raccomandata l’attivazione.
Le caratteristiche principali dei programmi sono l’offerta attiva, la garanzia dell’intero percorso e l’equità. A differenza di altre attività sanitarie in cui il paziente ha un disturbo, un bisogno e chiede di fare un esame o una visita, nel programma di screening siamo noi operatori della Ausl che invitiamo con una lettera le donne a effettuare un test per scoprire precocemente il tumore e curarlo”.
Lettera che sta arrivando nelle case delle oltre 8000 donne residenti nel capoluogo della Tuscia, di età compresa tra i 50 e i 69 anni. In più, per chi non aderirà alla prima lettera è previsto un sollecito dopo 2 mesi.
C’è tempo, infatti, fino al 30 giugno per recarsi all’unità mobile di Mammografia a Viterbo. Perché, quando si tratta di prevenzione, nulla davvero deve essere lasciato al caso.
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