Riceviamo e pubblichiamo – Fare festa. Se si usano quelle due parole in questo momento ti guarderanno tutti male, anche per l’uso scorretto che ne viene fatto.
Vengono infatti passate da molti come un modo, se non proprio per far dimenticare, almeno per distrarre i giovani studenti, universitari e non, dalle drammatiche condizioni socioculturali che stanno attraversando il nostro bel paese.
Comunque la si possa pensare però, siamo in Italia e come accade da secoli, nel periodo di febbraio l’espressione “fare festa” si usa anche involontariamente, visto che è strettamente legata alla tradizione italiana del carnevale.
Già proprio il carnevale, perché oltre alla anglosassone halloween c’è un’altra occasione per mascherarsi nel corso dell’anno. L’affermazione ovviamente è puramente provocatoria, il senso è da cogliere tra le righe, in questo caso quelle del pentagramma, perché come direbbe il cantautore milanese Giorgio Gaber: “Mi scusi presidente, lo so che non gioite se il grido Italia-Italia c’è solo alle partite”.
Il concetto va preso per il suo significato intrinseco. Siamo italiani, è carnevale, si fa festa; ma non la festa quella deleteria, ma bensì una festa costruttiva, che possa portare un arricchimento intellettuale. Voi vi chiederete se questo sia possibile, giustamente. La risposta è semplice e diretta. Sì. La chiave di volta è da ricercare nella associazione universitaria Univercity, che da anni raccoglie gli studenti di tutti gli atenei dell’Università degli studi della Tuscia di Viterbo.
Il progetto che ha lanciato per questo carnevale è a dir poco lungimirante; infatti non si propone di organizzare una serata danzante come in molti si sarebbero aspettati, ma in linea con il clima di cultura che è alla base della giovane associazione, si è impegnata per far riscoprire tramite uno spettacolo teatrale dal titolo “Giù la maschera”, che si terrà il 10 febbraio presso l’auditorium di Santa Maria in Gradi alle 18.30 con ingresso libero, le tradizioni carnevalesche italiane e in particolar modo quelle del territorio della Tuscia.
Esatto proprio della Tuscia, infatti la nostra zona ha nelle tradizioni carnevalesche una storia che si perde nel tempo e proprio per questo motivo non vanno invidiate le altre manifestazioni fatte nelle altre parti del nostro suolo nazionale, in quanto ne possediamo di più antiche a due passi da noi. Basti pensare, per quanto riguarda il nostro territorio, al famosissimo e ben organizzato carnevale di Ronciglione o alla meno conosciuta, ma altrettanto importante, maschera del Bucèfere tipica del territorio di Grotte Santo Stefano. Manifestazioni che hanno tutte una storia secolare.
Fare una manifestazione intelligente e non banale è quindi l’obiettivo che si pone Univercity, una serata che miri si a divertire, ma soprattutto a stimolare i ragazzi e le future generazioni a far rinascere in loro un’amore, non solo per la festa di carnevale in se per se, ma per il nostro territorio, ricco di tradizioni di storie e di culture che variano da luogo a luogo, da paese a paese, per fare crescere queste giovani menti con un ottica di rispetto reciproco tra di loro, cosa che sicuramente verrà loro utile in futuro per far si che possano formarsi sia come cittadini ma soprattutto come persone attenti alla loro cultura di origine, e, di conseguenza, attenti ed interessati alle altre culture che li circondano.
Scoprire la nostra storia e le nostre tradizioni, perché no anche con l’aiuto del carnevale, è infatti il miglior modo per conoscere il nostro passato per poter comprendere il presente e, nei limiti dell’umano, prevedere il futuro.
Quante cose dietro un lancio di coriandoli.
Univercity Viterbo
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