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Viterbo - Recupero ex terme Inps arenato - Il segretario generale del Comune Cramarossa racconta l'odissea fatta di continue obiezioni

“Abbiamo minacciato la Regione di rivolgersi alla procura”

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Le ex terme Inps

Le ex terme Inps

– Le terme ex Inps, per Viterbo più che un buco nell’acqua, sono un vortice.

Non c’è l’acqua, ma nemmeno la società mista Comune – Regione, pronta a decollare con Marrazzo, poi rimasta nelle secche degli uffici regionali.

Ieri in consiglio comunale, le domande di Alvaro Ricci (Pd) per capire come mai il progetto sia ancora al palo, hanno avuto una risposta: se non tutte, gran parte delle colpe vanno ricercate negli uffici regionali, dove le pratiche si sono arenate. Al punto che il segretario generale ha minacciato a Roma di rivolgersi alla Procura per omissione d’atti d’uffici.

Per una storia travagliata e soprattutto senza fine. “All’inizio – dice il direttore generale Giuseppe Cramarossa ripercorrendo le tappe della vicenda – i funzionari regionali sostenevano che mancasse il parere del responsabile sulla concorrenza perché il Comune non ha tra gli obiettivi quelli della salute pubblica, espletati dalla società mista che poi deve affidare l’impianto a privati.

Ho chiesto di conoscere la norma e ho scoperto che era stata abrogata. Siamo rimasti fermi tre mesi”. Per nulla.

“Lo abbiamo comunicato, ma silenzio. Siamo tornati e a quel punto ci hanno detto che siccome Renata Polverini si era dimessa, un atto straordinario non si poteva approvare. Ma una legge regionale, come quella per dare vita alla società, in cui tutto è stato stabilito, cos’ha di straordinario?”. Nulla è la risposta retorica. Ma in Regione sono tornati alla carica su un altro fronte.

“Ci hanno fatto un’altra osservazione – continua Cramarossa – c’erano differenze tra il valore dell’immobile fatto dal perito, pari a 2,4 milioni di euro, rispetto a quello del 2001. Vorrei vedere che dopo anni non ci siano differenze, il problema ho fatto presente che non è questo, semmai la mancanza di acqua”.

Ma il segretario non è convincente a sufficienza. “Hanno insistito come con due perizie che non coincidono, non si può fare nulla.

A quel punto ho detto basta, ci saremmo rivolti alla Procura per una denuncia d’omissione atti ufficio. Di fronte a osservazioni per noi incredibili, a mio malgrado ho fatto presente come intendevamo parlare con il procuratore capo.

Quando l’ho detto, il dottor Marra, non ho problema a fare i nomi, ci ha ricevuti e ci sono andato con l’avvocato. A quel punto non scherzavamo più, eravamo esausti. Siamo andati”.

Ma i problemi non sono ancora esauriti. “Ci hanno detto – racconta ancora Cramarossa – che tutte le carte e i solleciti inviati dal Comune, erano in un altro ufficio. Le abbiamo prodotte noi. Quindi loro hanno ribattuto come se ne dovesse parlare con il prossimo assessore e inoltre dovevano mandare i tecnici.

Su minaccia ancora di denuncia sono venuti, hanno visitato tutto la scorsa settimana e torneranno giovedì prossimo”. E la storia continua.

Giuseppe Ferlicca


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15 marzo, 2013

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