– Dopo Viterbo e Montefiascone, prosegue il mini-tour di presentazioni del nuovo racconto in versi di Antonello Ricci, Fuori da dove. Prossima tappa Acquapendente.
Dove si ragionerà a più voci sulla storia del disagio mentale nell’alto Lazio, a proposito di guerre mondiali, emigrazioni e – soprattutto – tramonto del sistema mezzadrile.
L’incontro-dibattito è sul tema “Mondo contadino e manicomi: dalle trincee della Prima guerra mondiale al tramonto della mezzadria. Riflessioni a margine del nuovo racconto in versi di Antonello Ricci Fuori da dove. Il ritorno”. Introduzione e acquerelli di Gino Civitelli.
L’evento si svolgerà sabato 9 marzo, ore 11 nella sala conferenze del consorzio bonifica Val di Paglia Superiore, Acquapendente, viale del Fiore 14.
L’iniziativa è patrocinata dal consorzio bonifica Val di Paglia Superiore in collaborazione con Effigi editore.
Intervengono
Piero Camilli (presidente Consorzio Bonifica Val di Paglia Superiore)
Indirizzo di saluto
Fabio Marco Fabbri (Università La Sapienza di Roma; moderatore dell’incontro)
Dalle trincee della grande guerra al tramonto della mezzadria:
note per una storia sociale della follia
Vittorio Arnaldo Cipolla (già presidente Consorzio Bonifica val d’Orcia)
Aspetti agronomici, paesaggistici e sociali legati alla fine della mezzadria
nella bassa Toscana
Antonello Ricci (scrittore e performer)
Mario Papalini (editore)
Ingresso libero
Settembre 1999, a vent’anni dall’entrata in vigore della legge Basaglia che aveva decretato, tra mille difficoltà e resistenze, la chiusura dei manicomi.
Anna ha ottant’anni. Ottanta suonati. Stanotte non ha chiuso occhio. Ieri sera il telefono squillava. Era dal San Niccolò, l’ospedale psichiatrico di Siena. Riaffiorato dal buio di chissà quale sgabuzzino o sottoscala, è saltato fuori un vecchio senza nome e senza età: nessuno sapeva riconoscerlo. Un paziente “dimenticato”. La sua cartella clinica è stata recuperata quasi per caso: grazie al colore della camicia, tutta lacera e sdrucita, che indossava.
Nella ormai “consueta” forma del racconto in versi, con Fuori da dove Antonello Ricci narra di un viaggio in macchina da Viterbo a Siena, lungo il nastro ondulato della vecchia Cassia, attraverso le crete ventose della Val d’Orcia. Su una strada che per cento anni servì da immondezzaio-dimenticatoio per i “mali” più disparati e socialmente inconfessabili (alcolismo, prostituzione, epilessia, pazzia “di guerra”, figlio N.N.).
Così Anna si ritrova a correre incontro ai ricordi, ai rimossi di un passato mai veramente passato. Col cuore in gola e l’incoscienza della ragazzina di un tempo. Così ancora oggi può capitare anche a noi di udir sillabare, in bocca a qualche vecchio viterbese, il terribile blasone:“e alla fine lo portarono a Siena”.
Fuori da dove è arricchito da 21 tavole a colori di Gino Civitelli da Buonconvento. Civitelli, apprezzato acquerellista, è anche appassionato ricercatore di storia locale e, soprattutto, “biografo” critico delle vicende dell’ospedale psichiatrico di Siena, dal 1970 fino alla chiusura, attraverso quella straordinaria stagione di avanzata sociale e culturale nota ai più come “psichiatria democratica”.
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