– Gigli si dice estraneo e lontano, ma esterna a getto continuo; lui non partecipa, dispensa consigli; dice che non è la sua partita, ma fa l’allenatore. L’uomo è indiscutibilmente “animale politico“; quindi il lupo perde forse il pelo elettorale, ma non il vizio della politica.
Detto questo, per correttezza e onestà, voglio aggiungere che non condivido alcuni commenti che leggo in calce al suo articolo su Tusciaweb. All’argomentare si risponde con argomenti.
La sostanza dell’argomentare mi pare sia riconducibile all’idea che per vincere necessita adottare la tecnica del camaleonte, assumere i colori dell’ambiente, lisciare il pelo alla presunta opinione elettorale maggioritaria magari offrendogli un profilo moderato.
Potrei argomentare che il recente 32% espresso dallo stesso elettorato al M5s, a slogan e toni lontani anni luce dalla idee di moderazione, forse sussurrano qualcosa di una richiesta che più di cambiamento evoca rivolta .
Se il modello di moderatismo da applicare per approdare alla stanza dei bottoni di Palazzo dei Priori è quello già declinato al governo cittadino in tutte le versioni possibili di centro, di destra, di sinistra sono d’accordo con Gigli: non sono e non posso in alcun caso essere io il candidato giusto.
Perché è la filosofia e la pratica della pura gestione dell’esistente, dell’assecondare acriticamente ogni piega della società, l’esercizio del potere come strumento principe di perpetuazione del consenso.
Nella crisi globale e del Paese, Viterbo oggi soffre di un supplemento di difficoltà non avendo coltivato altre vie di reddito ed occupazione, di crescita e sviluppo. Una condizione che pagano i giovani in primo luogo, che giustamente abbiamo fatto e facciamo studiare, ma che qui non trovano vie e sono costretti a piegarsi alla sottoccupazione quando va bene o a guardare fuori.
Possiamo proporre lo stesso approccio, la stessa filosofia, la stessa pratica, le ricorrenti paure e resistenze a ogni cambiamento, a ogni novità, a ogni apertura?
E’ qui che trovo anche nel mio partito, il Pd, un punto di frizione e di scelta diversa, il punto sul quale si misura nuovo e vecchio. Certamente sono in pista per trovarmi con quanti pensano che sia ora il momento del coraggio, del cambiamento netto, e non del moderatismo immobilista, dei passi felpati.
E’ vero: ho avuto un ruolo istituzionale; qualche anno di opposizione, coerente e mai faziosa penso. Una esperienza senz’altro utile a misurare possibilità e necessità per un diverso governo cittadino.
Non metto a confronto quindi, nel gioco del vecchio e nuovo, i miei anni di opposizione recente con quelli lontani di governo di Michelini o col suo essere stato lungamente parte nel sistema di governo e rappresentanza sociale.
Vorrei essere nuovo perché penso che di novità nei metodi e nelle pratiche della politica abbia bisogno il Paese e la città.
L’ho dimostrato nel mio impegno più recente, nella campagna per Renzi, senza timori di andare contro corrente allora quasi in solitaria. Non ho timori oggi sulle prospettive cittadine nel volere un rinnovamento netto. Oggi i viterbesi, come hanno fatto già tanti qualche mese fa, mi auguro sceglieranno bene alla nostre primarie, sceglieranno per cambiare davvero.
Francesco Serra
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