![]() Andrea De Simone |
Riceviamo e pubblichiamo – La crisi non può essere messa in stand by e non dovrebbero essere le agenzie di rating a ricordarlo con i declassamenti.
La politica dovrebbe uscire dal meccanismo della campagna elettorale tout court e a oltranza per affrontare (una volta tanto) i problemi drammaticamente reali del paese.
Lo sterile dibattito post elettorale dovrebbe cessare e lasciare il passo a una seria volontà di progressione: un passo avanti all’altro verso la costituzione di un governo capace di impedire che mesi stretti nella morsa del rigore montiano vadano semplicemente sprecati nella ricerca del “voto di nuovo a tutti i costi”.
Se così non fosse, se si dovesse continuare a procrastinare nella politica dello sfascio, se il gioco al massacro condotto dagli schieramenti opposti dovesse perdurare, sarebbe ovviamente l’Italia a pagarne il prezzo. 23 miliardi: questo il danno che rischiano le famiglie se non si arriva a stretto giro di posta alla formazione di un nuovo governo.
Il dato è stato rilevato dal centro studi di Confartigianato, ma non arriva certo come un fulmine a ciel sereno. Molti sono stati gli allarmi lanciati da più parti in queste settimane, a partire dai ripetuti appelli del presidente Napolitano che, instancabile, ha richiamato ad uno sforzo serio di coesione. Ciononostante i margini di manovra per formare il governo sono più che risicati e, nel frattempo, le priorità economico-fiscali non aspettano.
Lo stallo politico avalla, anzi favorisce l’aumento di un punto percentuale dell’Iva che, previsto nel prossimo mese di luglio, costerà ai consumatori 4 miliardi di euro circa. Se non si rivedrà la nuova tassa sull’asporto dei rifiuti (Tares), verso la metà dell’anno imprese e famiglie pagheranno 2 miliardi in più rispetto al 2012.
E ancora, se non si ridurrà l’Irap e il costo del lavoro, imprese e lavoratori non avranno accesso allo sconto fiscale pari a un importo di circa 5 miliardi di euro. Se non si avrà l’abolizione o, quanto meno, la riduzione dell’Imu sulla prima casa gli italiani non potranno risparmiare circa 3,5 miliardi di euro.
Se non si sbloccano gli oltre 80 miliardi di euro di mancati pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni, l’emorragia di imprese in chiusura difficilmente sarà bloccata.
Se e ancora se, perché se la politica rissosa non cederà il passo a quella della responsabilità e della ri-costruzione difficilmente si eviterà la deflagrazione della bomba a orologeria che è l’economia italiana. Il tempo corre tanto veloce quanto i nostri quadri politici si adagiano sul non-tempo della contesa.
“I segnali di una recessione spaventosa non mancano di certo – sottolinea Andrea De Simone, segretario di Confartigianato Imprese Viterbo – primo fra tutti la capacità di spesa per le famiglie italiane che è inferiore del 5,9% rispetto ai paesi europei. La nostra associazione, così come moltissime altre realtà, ha dato più volte l’allarme rispetto alla situazione economica del paese, richiamando il più possibile alla responsabilità politica.
È assolutamente imperativo che l’Italia trovi un Governo capace di traghettarla fuori dalla recessione e che lo si faccia in tempi brevissimi, prima che famiglie e imprese vengano definitivamente dissanguate”.
Confartigianato Viterbo
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