![]() Francesco Mattioli |
– Altro che buonasera e poi vedremo. Un papa che, appena eletto, annuncia di volersi chiamare Francesco, che ha un storia pastorale di grande intensità, non si è limitato a salutare i fedeli con un buonasera. Il suo messaggio già sta tutto nella scelta di quel nome, che non è solo inusuale, ma costituisce un impegno esplicito.
Nella biografia di San Francesco cinque punti mi sembra che si possano ricollegare direttamente ai temi e ai problemi della società di oggi e alle difficoltà e agli impegni che la Chiesa cattolica è chiamata ad affrontare con urgenza.
Innanzitutto, e ovviamente, quello della povertà, ma non nel senso banale di spogliarsi di qualche orpello d’oro, quanto nel rinnovare e fortificare l’impegno della Chiesa nei confronti degli emarginati del mondo, per il loro riscatto e il loro benessere materiale e morale. Alcuni atti dei papa Francesco possono avere anche una loro validità esteriore – il crocifisso di ferro, l’understatement complessivo dei suoi comportamenti e delle sue scelte – ma quel che il nome scelto sembra significare è l’impegno verso le favelas del mondo e la prospettiva di allontanare la logica del business dalle opere della Chiesa cattolica. La povertà, allora, significa restituire alla Chiesa il suo apostolato nel mondo e la sua coerenza morale, senza cedere alle lusinghe del potere.
Un altro pilastro del francescanesimo è l’opera missionaria. Qualcuno ha detto che un papa sudamericano contribuirà a provincializzare sempre più l’Europa, ormai in procinto di perdere la sua tradizionale centralità politica, economica e culturale. Ritengo invece che un papa come Francesco, molto attento ai destini della Chiesa cattolica, si ponga il problema della ri-evangelizzazione del mondo occidentale, e segnatamente europeo. Paradossalmente, potrebbe accadere che proprio in Europa si giochi il futuro della Chiesa, in una società che sta rinchiudendo le potenzialità del genere umano nelle pastoie del relativismo e del razionalismo determinista.
In terzo luogo, ricordando la determinazione di San Francesco nel porsi di fronte all’Islam, è probabile che il nuovo papa abbia l’intenzione di rafforzare il dialogo con le altre religioni, in specie con quelle monoteiste, di lavorare per trovare almeno una intesa di spiritualità, se non un accordo su aspetti politici e diplomatici che appaiono tuttora complicati.
Il quarto aspetto della biografia di Francesco che potrebbe ricollegarsi ad un impegno per l’oggi riguarda la posizione della donna. Il sodalizio di Francesco con Chiara, la collaborazione che il francescanesimo trovò nelle clarisse, potrebbe impegnare il nuovo pontefice ad un recupero più forte della presenza femminile nella Chiesa cattolica. Di certo la storia di papa Bergoglio ci parla di un costante impegno a favore della maternità.
Il quinto aspetto è la confessione del Cristo della croce: di fronte a Lui San Francesco ebbe la vocazione, comprese il suo cammino. Papa Bergoglio ha detto chiaramente che la Chiesa non è una ong tanto pietosa quanto mondana, e ha riecheggiato in qualche modo una affermazione di papa Ratzinger, il quale lamentava il rischio di una Chiesa tanto impegnata di fronte ai problemi del mondo, quanto priva di fatto del riferimento a Cristo.
Papa Francesco ha parlato con insistenza di misericordia, che ha anche inserito nel suo motto pontificio. Una misericordia che, a quanto pare, dovrebbe rompere certi vecchi steccati imposti da una interpretazione massimalista del Cristianesimo, e tornare ad accogliere il peccatore che si pente e vorrebbe continuare a far parte del gregge del Signore. Una posizione, quindi, che potrebbe essere definita “progressista”, per quanto possa valere questo aggettivo nella Chiesa.
Tuttavia non dobbiamo attenderci rivoluzioni; dentro la Chiesa forse qualcosa cambierà, ed era già in pectore; ma fuori è diverso. La Chiesa dura da duemila anni anche perché ha saputo adattarsi alla storia senza snaturarsi, sapendo discernere il momento più adatto per il cambiamento. Né possono essere i non credenti a dettare l’agenda di un papa cattolico: e tuttavia questo papa, forse più di altri, potrebbe essere l’uomo del dialogo, l’uomo che vuole offrire una opportunità etica e spirituale ad un genere umano che ormai rischia di essere travolto dal proprio delirio di onnipotenza.
Francesco Mattioli
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