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Viterbo - Interviene il segretario di Confartigianato Andrea De Simone

“Troppi limiti nella certificazione dei crediti”

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Andrea De Simone

Andrea De Simone

Riceviamo e pubblichiamo – È lunga la lista di amministrazioni che ancora non si sono accreditate per operare attraverso la piattaforma elettronica per la certificazione dei crediti e nel frattempo le imprese chiudono.

Il malfunzionamento della procedura messa a punto dal governo per avviare il pagamento di circa 70 miliardi di crediti vantati da imprese e fornitori gela gli entusiasmi di quanti speravano di riuscire ad incassare in tempi brevi.

Il problema – ancora una volta – risiede nel carattere eccessivamente macchinoso delle procedure che va a unirsi al ritardo degli enti con gli adempimenti, dilatando inverosimilmente i tempi della riscossione.

La macchina ideata dal governo per aggredire la mole di pagamenti arretrati della pubblica amministrazione si è inceppata non appena messa in moto.

La piattaforma elettronica per la certificazione dei crediti, necessaria agli imprenditori, che solo certificando il credito possono riscuotere, è attiva da gennaio ed è lo strumento tramite il quale è possibile richiedere un’anticipazione, scontare il credito in banca, oppure convertirlo in una compensazione fiscale.

Uno strumento, dunque, che sulla carta porterebbe a una scalata rapida e, tutto sommato, indolore dei circa 70 miliardi di debiti contratti dalla Pa con i privati. Purtroppo però la macchina governativa, come detto, si accende ma non cammina. I numeri derivanti dal monitoraggio sul primo mese di attività dello strumento sono tutt’altro che incoraggianti.

A fronte di 460 istanze presentate per 45 milioni di euro complessivi, la macchina sblocca-debiti, nel mese di gennaio, ha condotto alla chiusura di sole 71 operazioni, per un totale di circa tre milioni. In poche parole solo lo 0,04% delle somme dovute è stato disincagliato dal meccanismo dei crediti.

Insomma, il meccanismo, pur valido nella teoria, nella pratica delude e non poco. “Purtroppo – spiega Andrea De Simone, segretario di Confartigianato Imprese Viterbo – lo strumento governativo non riesce a scavallare quei limiti propri dell’eccessiva macchinosità delle procedure. Non solo, bisogna anche considerare che i soggetti che finora si sono accreditati attraverso la piattaforma sono un numero irrisorio: la stessa pubblica amministrazione non appare affatto lanciata verso l’utilizzo della piattaforma”.

Otto ministeri con portafoglio su dodici (mancano Sviluppo, Difesa, Miur e Lavoro), due regioni (Puglia e Valle D’Aosta), qualche comune, alcune province e circa settanta enti del sistema sanitario: è evidente che, a fronte di tali dati, i 70 milioni di debiti della Pa non potranno essere aggirati attraverso la certificazione.

È tale la delusione data dall’attuale situazione che lo stesso Tesoro ha inviato diversi solleciti alla lunga lista di amministratori inadempienti. Solleciti che, fintanto che non verranno adottate adeguate sanzioni nei confronti dei soggetti disubbidienti, non daranno frutti e non aiuteranno a superare l’attuale paralisi del meccanismo.

Il problema – continua De Simone – è che ci sembra che si trascuri la contingenza che vede tante, troppe imprese chiudere a causa dei ritardi. Appoggiamo il progetto di una compensazione assoluta debiti-crediti che, nella sua semplicità, ci sembra una possibilità concreta per affrontare il problema. Se, per esempio, un privato deve versare 10.000 euro di iva e, contestualmente, ne deve incassare 30.000 dello Stato, anziché versare i 10mila li scalerà dal suo credito. Certo è che un sistema simile necessita un rigore estremo e sonore sanzioni nei confronti di chi volesse approfittarsene”.

Confartigianato Viterbo


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6 marzo, 2013

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