![]() Filippo Rossi, Luciano Osbat e Alfio Cortonesi |
![]() L'incontro di Viva Viterbo |
Riceviamo e pubblichiamo – Verso il museo dei Conclavi. A discuterne, ieri sera, al centro di documentazione di Palazzo dei Papi di Viterbo, il candidato a sindaco di Viva Viterbo Filippo Rossi, Alfio Cortonesi, docente universitario di storia medievale, e Luciano Osbat, docente di archivistica e responsabile scientifico del centro diocesano.
“L’idea di un museo dei Conclavi – ha detto Rossi – è nata da un articolo di don Emanuele Germani, in concomitanza con il momento memorabile d’abbandono del soglio papale e l’elezione di un nuovo pontefice. Un museo unico al mondo che attirerebbe forti flussi di turismo religioso, un modo per rilanciare il centro storico. Tecnici e studiosi ci stanno già lavorando”.
“Ogni Conclave – ha dichiarato Osbat – ha una storia sconvolgente, affascinante, misteriosa, che sarebbe bello raccontare proprio in questa città perché è l’unica che può fregiarsi di questo titolo. Un museo che abbia tecnologie informatiche, capaci di ricostruire ciò che non c’è più. Ambienti che coprono un lunghissimo arco temporale. Tutto questo può essere ricostruito per intero, assieme a documenti originali, libri, bolle papali. Dobbiamo passare dal concetto di museo come luogo di conservazione e arrivare al museo come luogo di distribuzione e creazione di servizi”.
“La città – ha spiegato Cortonesi – non ha mai avuto un progetto culturale. L’amministrazione si dovrebbe confrontare con i cittadini, viaggiare per i quartieri. Anche la questione del traffico induce a mille cautele, non si può chiudere da un giorno all’altro, si deve prima lavorare per creare le condizioni senza danneggiare nessuno”.
Sono tanti a Viterbo gli spazi ancora chiusi che invece potrebbero essere utilizzati. “Il tribunale vecchio – ha sottolineato Cortonesi – potrebbe diventare la nuova sede del museo civico oppure il polo bibliotecario che manca alla città, per la ricerca umanistica e scientifica. Il palazzo di Donna Olimpia, in prossimità di Porta San Pietro, dove da anni si favoleggia di un’assegnazione al Dipartimento per la conservazione dei beni culturali, che permetterebbe di spostare in centro l’università. Infine, l’ospedale grande degli infermi, abbandonato a se stesso. Una rivalutazione che non può prescindere da una seria riconsiderazione del Parco dell’Arcionello e del Parco suburbano”.
Molti gli interventi dei presenti, ma il più indicativo è l’atto d’accusa del giovane ricercatore spagnolo Alberto Pichardo, impegnato da anni nella ricerca della tomba di Alessandro IV, un ritrovamento che potrebbe essere paragonato, come importanza, alla scoperta della tomba di un faraone.
“Dei ragazzi venuti con me otto anni fa – ha evidenziato l’archeologo Pichardo – non ne è rimasto nessuno, anch’io andrò presto via, state cacciando la gente che vuole lavorare a livello archeologico e storico”.
Viva Viterbo
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