![]() Carlo Rienzi, presidente del Codacons
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![]() Daniele Sabatini, consigliere regionale Pdl |
-“Hanno cercato di nascondere la verità in tutti i modi. E’ un atteggiamento grave, gravissimo. E noi li denunceremo“.
Va dritto al punto il presidente del Codacons Carlo Rienzi, analizzando per l’ennesima volta la drammatica situazione relativa all’emergenza arsenico nella Tuscia.
“Nelle scorse settimane abbiamo assistito a un teatrino a dir poco assurdo – spiega -. Prima sono arrivati dei risultati allarmanti dall’università e dall’istituto superiore della sanità che oltre a riguardare il rischio nel bere l’acqua, ipotizzavano delle conseguenze anche nell’utilizzo del pane. Poi, come se niente fosse, la tragedia è stata fatta rientrare subito con delle risposte del ministro Balduzzi che rassicuravano i cittadini“.
Risposte che però al Codacons non bastano.
“E’ ovvio che nessuno ha mai detto che bere un bicchiere d’acqua è come ricevere un colpo di pistola alla testa – continua Carlo Rienzi – ma non possiamo nemmeno continuare a farci prendere in giro. L’arsenico avvelena. E’ stato provato e non ci sono dubbi. Certo lo fa dopo un’esposizione prolungata. Ma nella Tuscia quanti anni sono che beviamo acqua all’arsenico? Sicuramente troppi“.
E nel corso degli anni ci sono persone che si sono ammalate probabilmente anche a causa dell’arsenico.
“Il signor Claudio – aggiunge il presidente Rienzi – che si è rivolto a noi per la sua vicenda, si è trasferito da Ostia a Viterbo nel 2008. Nel 2010 gli è stato diagnosticato un pucker maculare, ossia una malattia degli occhi che potrebbe esser dovuta all’arsenico. Dall’analisi dei suoi capelli è emerso che la concentrazione dell’arsenico nel 2008 era di 0,031 microgrammi per litro, mentre nel 2011 era salita a 28″.
Risolvere il problema alla radice, secondo il Codacons, è compito della politica che finora però non ha garantito i risultati sperati.
“In Trentino avevano il nostro stesso problema ma l’hanno risolto – commenta -. Nel Lazio non si è fatto nulla se non coprire il problema e rimandarlo. La giunta Marrazzo prima e quella Polverini poi, non ci hanno dato risposte sufficienti e concrete e ora, che siamo all’emergenza più totale, anche gli esercizi commerciali stanno subendo controlli a tappeto e rischiano di chiudere se non si dotano autonomamente di un dearsenificatore”.
All’incontro organizzato dal Codacons erano stato invitato il governatore del Lazio Nicola Zingaretti, l’assessore alla Sanità e tutti gli organi competenti. All’appello ha risposto soltanto il consigliere regionale Daniele Sabatini che ha fatto il punto della situazione dei prossimi interventi.
“Intanto ci tengo a sottolineare – dichiara il consigliere Sabatini – che non è assolutamente vero che nessuno fa niente. Sicuramente ci sono stati dei ritardi, ma grandi passi sono stati già fatti. Per quanto riguarda Viterbo è ormai a buon punto la fase uno del progetto di dearsenificazione che si concluderà a giugno del 2013 e che mette in sicurezza tutte le zone con una concentrazione elevata di arsenico nell’acqua“.
Poi c’è la seconda fase. “Il lavoro già fatto finora è stato stanziato nel 2011 dalla giunta Polverini – continua Sabatini -. Ora bisognerà sicuramente vigilare al massimo il proseguo dei lavori futuri, ma posso già confermare che entro la fine di maggio saranno attivate tutte le gare d’appalto per le opere necessarie per la seconda tranche di lavori che è già stata prevista, con un finanziamento di circa 26 milioni di euro, all’interno del bilancio di previsione del 2013 che sarà discusso a maggio”.
Intanto il Codacons per aiutare chi ha bisogno di delucidazioni in merito alle conseguenze dell’arsenico ha messo anche a disposizione un numero verde 800/582493 al quale ci si può rivolgere per eventuali approfondimenti in merito.
Francesca Buzzi
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