– Asl e appalti, i guai non finiscono mai.
La Corte dei conti ha condannato cinque persone tra ex dirigenti dell’azienda sanitaria viterbese e revisori per un danno erariale di oltre 600mila euro.
A causarlo sarebbero stati l’ex dg Giuseppe Aloisio, l’ex direttore amministrativo Alfredo Giglio Tognarini, il direttore dell’unità e-procurement Andrea Bianchini (all’epoca direttore dell’unità approvvigionamento e logistica), il funzionario Anselmo Chiricotto e l’allora presidente del collegio dei revisori dei conti Claudio Ubertini.
Nel mirino della magistratura contabile – oltre che di quella ordinaria – è finito l’affidamento di servizi dalla Asl all’Italbyte. L’azienda avrebbe dovuto fornire assistenza full risk su hardware e software ai computer della Asl. Una fornitura triennale da oltre 768mila euro, tra il 2004 e il 2007, rinnovata con una nuova delibera fino al 2010.
Forniture a peso d’oro che, per i giudici, potevano costare molto meno. Secondo le motivazioni della sentenza, pubblicata da qualche giorno sul sito della Corte dei conti, “nel periodo 2004/2010 la Asl di Viterbo avrebbe potuto risparmiare complessivamente almeno 666mila euro”. La cifra è “pari al 15-20 per cento dell’importo complessivo” a favore dell’Italbyte. Un salasso evitabile, per i magistrati contabili: bastava rinunciare alla trattativa privata e indire una gara a evidenza pubblica. Ma il risparmio sarebbe stato ancora maggiore “attraverso l’adesione alle convenzioni Consip per l’acquisizione di prodotti diversi, ma con caratteristiche equivalenti a quelli forniti da Italbyte”.
La Consip è una società per azioni del ministero dell’Economia e delle Finanze. Tra le sue attività c’è la razionalizzazione degli acquisti nelle pubbliche amministrazioni.
L’affidamento sarebbe stato legittimo se i prodotti Italbyte fossero stati unici e inimitabili. Invece erano “reperibili e venduti da altre ditte presenti sul territorio nazionale, o addirittura nella zona di Viterbo”. La qualità maggiore avrebbe giustificato un costo più alto, ma, per i giudici, non è questo il caso. La difesa di Aloisio dice di aver fatto una ricerca di mercato per valutare la strategia migliore. I magistrati non ne hanno trovato traccia. Parlano di “mendacità delle dichiarazioni” di funzionari e dirigenti. “Danno alla concorrenza”. “Situazione di caos e disordine organizzativo della Asl di Viterbo”, in un contesto in cui “nessuno si era curato di una qualche programmazione degli interventi”.
Risultato: risarcimento all’erario da 666mila euro per cinque imputati su nove. Infatti Alessandro Compagnoni (ex direttore sanitario) è stato assolto, sono stati prescritti invece Bruno Cisbani (ex direttore generale), Antonio Della Gatta (ex direttore amministrativo) e Claudio Caruso (ex presidente del collegio dei revisori dei conti).
Dovranno pagare 115mila euro Aloisio, 96mila euro Tognarini, 49mila euro Bianchini e Chiricotto e 2mila 400 euro Ubertini.
Ad Aloisio, la Corte riconosce una responsabilità maggiore per “la sua figura apicale nella Asl”, il “suo potere decisorio di ultima istanza” e l’adozione delle delibere. Per il suo avvocato Alessandro Diddi l’appello è certo.
“Sono deluso dalla Corte dei conti – dichiara Diddi -. L’accusa era di aver creato un danno per aver comprato prodotti a un prezzo ingiustificatamente maggiore. Leggendo la sentenza viene fuori una contestazione diversa, e cioè che il contratto non fosse rispettoso delle procedure di gara. Se questo era il problema bastava dirlo. Chiunque sa che, nella pubblica amministrazione, i contratti non sono formati dal direttore generale. Per questo ci sono degli uffici ad hoc.
Un direttore generale non può avere le competenze per scegliere tra gara, trattativa privata e affidamento diretto. Sono deluso – conclude – perché ci siamo ritrovati con una contestazione nuova. La Corte, in genere, è molto precisa su questo punto, ma pazienza. In appello avremo ampi margini di difesa“.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY