![]() Andrea Scaramuccia |
Riceviamo e pubblichiamo – In questi primi giorni di campagna elettorale ogni formazione politica sta proponendo le proprie ricette per migliorare la città.
Troppo spesso, però, tali ricette non vengono sostenute da un’adeguata copertura di bilancio.
Credo che tutti i candidati in campo siano animati da una seria e vera voglia di migliorare la nostra Viterbo che, troppo spesso, appare stanca e trasandata, ciò non toglie che alcune proposte, seppur meritevoli di attenzione, non siano attuabili per carenza di fondi o per mancanza di competenza amministrativa dell’Ente (ferrovie, cassia, trasversale su tutte).
Credo che la proposta che mettiamo sul tavolo oggi, quella del bilancio partecipato, sia un elemento di chiarezza e consapevolezza che qualsiasi amministrazione dovrebbe attuare. Ma veniamo al pratico, cosa è il bilancio partecipato?
Innanzitutto occorre fare una premessa, che questa idea non è particolarmente originale visto che è già stata adottata da altri enti locali del globo terracqueo, ma ciò significa anche che non è un’idea campata in aria, anzi è cosa già sperimentata e visto che copiare le cose ben riuscite non è reato (basti pensare al detto “rubare con gli occhi”), credo che possa essere una cosa utile anche per la nostra Città.
Fatta questa doverosa premessa, veniamo al concreto, ossia il principio ispiratore di tale iniziativa.
Amare Viterbo come la propria famiglia, il nostro slogan, è chiarificatore ed esplicativo anche del bilancio partecipato, ossia gestire i denari pubblici come se fossero i soldi della propria famiglia: niente sperperi, niente fronzoli e condivisione di come spenderli con i membri della famiglia.
Ogni anno, in fase di redazione di bilancio, bisognerà convocare un’assemblea pubblica per illustrare come e quanti soldi vengono spesi per le spese correnti, quanti per gli investimenti strategici e lasciare i cittadini decidere come spendere ciò che resta, lanciando delle proposte e dando anche la possibilità ai cittadini di proporre qualcosa di nuovo.
Fatto ciò, saranno i cittadini a decidere, al termine dell’incontro, quali siano le priorità da sottoporre all’amministrazione che, a sua volta, si impegnerà a metterle in bilancio.
Ovviamente tale incontro dovrà essere preceduto da riunioni propedeutiche da tenersi in ogni quartiere e presso le tanto bistrattate frazioni.
Anche per quel che riguarda le frazioni, infatti, gli abitanti delle stesse sarebbero molto più tutelati e rappresentati e non ci sarebbe neanche il bisogno di creare ulteriori strutture che creano centri decisionali intermedi dei quali si sente la necessità solamente a causa dell’attuale disattenzione verso le frazioni.
Partecipazione, dunque e gestire i soldi come un buon padre di famiglia, perché Viterbo va amata come la propria famiglia. Questo a mio avviso è la vera rivoluzione partecipata, non altre.
Chiederò ad ogni candidato sindaco se è d’accordo su ciò e, nel caso, farò firmare un atto di impegno per attuare questa importante iniziativa.
Andrea Scaramuccia
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