Riceviamo e pubblichiamo – Se i renziani “rimarranno ad appoggiare un candidato in realtà di centrodestra, voluto dalla triade, sarà fuga e sarà rivolta, nel tentativo di votare qualcuno che segni il passo del cambiamento…”. Ha ragione da vendere Carlo Galeotti su Tusciaweb. Perché rimanere nella coalizione uscita dalle primarie, per Serra vorrebbe dire “il suicidio politico”. Ha ragione, Galeotti, perché la vittoria di Michelini alle primarie rende il quadro delle prossime elezioni comunali ancora più chiaro: l’asse vero sul quale si giocherà la partita non è destra-sinistra-centro, non è tra le appartenenze ideologiche o d’apparato. La frontiera del voto è vecchio-nuovo.
Da una parte chi spinge per il cambiamento e parla di programmi, futuro e persone. Dall’altra i custodi del passato, gli eredi di sistemi già sconfitti dalla storia.
L’obiettivo di una buona politica non può che essere quello di smantellare apparati che cercano solo di salvare se stessi e il loro potere. Se stessi e le loro rendite di posizione. Non ci si può dichiarare nuovi e appoggiare il vecchio che più vecchio non si può. Non ci si può dichiarare nuovi e andare a braccetto con i vari Gigli, Zucchi, Taglia, Fattorini, Fioroni, Sposetti…
Dunque, se Serra e i renziani dovessero scegliere di appoggiare, per spirito di disciplina, un candidato “vecchio” contro una scelta “nuova”, tradirebbero il senso stesso della loro scommessa riformista, che si gioca a livello locale, sì, ma anche nazionale. E per giocarla serve coraggio. Molto coraggio.
Filippo Rossi
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