![]() Vinitaly 2013 |
Riceviamo e pubblichiamo – Alcuni lo dicono quasi sottovoce, altri manifestano chiaramente il loro entusiasmo: certo è che l’edizione di quest’anno del Vinitaly per i produttori della Tuscia è andata ben oltre le più rosee aspettative, grazie soprattutto ai mercati esteri per i quali i vini della provincia di Viterbo sono particolarmente appetibili. Questa in sintesi l’impressione che si ricava ascoltando i vitivinicoltori al rientro dalla quattro giorni di Verona al Salone internazionale dei Vini e dei distillati.
“Incontrando i produttori presenti a questa edizione del Vinitaly – dichiara Francesco Monzillo, segretario generale della Camera di Commercio di Viterbo – ho riscontrato che, seppur tra molteplici difficoltà, si sia elevata tra loro la consapevolezza che i vini della Tuscia sono ricercati e apprezzati.
In particolare gli importatori hanno affinato i loro gusti e sono alla ricerca di vini di qualità caratterizzati da elementi distintivi espressi dal territorio di appartenenza. Credo che siamo arrivati al punto in cui anche nel comparto vitivinicolo si ritenga fondamentale la comune identità territoriale. In tal senso il Marchio Tuscia Viterbese rappresenta uno strumento formidabile, in cui si riconoscono la maggior parte dei produttori del settore”.
La partecipazione al Vinitaly delle aziende della provincia di Viterbo è stata sostenuta da Camera di Commercio di Viterbo, Assessorato all’Agricoltura della Regione Lazio, Unioncamere Lazio, Enti camerali e Amministrazioni provinciali laziali.
Questi i commenti raccolti tra gli espositori presenti al Vinitaly nel padiglione Lazio.
Sergio Mottura, titolare dell’omonima azienda: “Lo vado dicendo da tempo: l’export tira tantissimo. Per quanto ci riguarda abbiamo avuto ottimi contatti con operatori tedeschi, un risultato impensabile fino a qualche mese fa. Visite che lasciano ben sperare anche da inglesi, olandesi, belgi e anche da importanti operatori orientali”.
Roberto Trappolini: “Sono particolarmente soddisfatto per aver chiuso due importanti contratti per i nostri vini rossi con importatori statunitensi. Grande apprezzamento per il Grechetto, un vitigno autoctono strettamente legato alle caratteristiche del territorio”.
Leonardo Belcapo, titolare della Fattoria Madonna delle Macchie e presidente dell’Enoteca provinciale Tuscia Viterbese: “Sottotono i contatti con gli operatori italiani e del centro Europa, ma grande interesse come non s’era mai visto dai Paesi cosiddetti emergenti come Australia, Giappone e Hong Kong. Ora gli importatori ricercano i prodotti di nicchia, produzioni di qualità anche se non famose”.
Fabio Brugnoli, presidente della Cantina sociale di Montefiascone: “Con il perdurare della crisi economica c’è grande movimento intorno alle Cantine sociali sia da parte degli operatori della grande distribuzione, sia degli importatori esteri, per chi come noi popone un ottimo rapporto qualità-prezzo e una vasta gamma di prodotti”.
Ludovico Botti, della cantina Trebotti: “Questo Vinitaly è andato meglio delle aspettative registrando un maggior numero di visitatori italiani ed esteri al nostro stand, interessati soprattutto dal vino biologico, che è anche il segno distintivo della nostra azienda”.
Giovanni Palombi, della Tenuta Sant’Isidoro: “Devo riconoscere che è stata una buona edizione, in cui ho riscontrato rispetto agli scorsi anni un maggiore interesse soprattutto da parte degli operatori stranieri. D’altro canto siamo arrivati al punto che oltre il 50% della nostra produzione si rivolge al mercato estero”.
Riccardo Aputini, dell’Antica Cantina Leonardi: “Siamo contenti per aver consolidato le nostre posizioni di mercato, in un periodo molto complesso. Bene anche la nuova formula della fiera che ha ridotto a un giorno l’apertura al pubblico, consentendo a noi produttori di dedicare più tempo agli addetti ai lavori”.
Per i coniugi Mazziotti, titolari dell’omonima azienda: “C’è stata una lieve contrazione del numero di buyer, ma abbiamo intensificato i rapporti con gli importatori europei e asiatici, in particolare dell’estremo Oriente dove abbiamo canali commerciali molto attivi”.
Federico Leszczynski, della Tenuta Ronci di Nepi: “Anche noi abbiamo registrato una minore affluenza di visitatori, probabilmente condizionata anche dal nostro mercato di riferimento per il 70% concentrato tra le province di Roma, Viterbo e Milano, mentre l’export pesa solo per il 20-30%”.
Alessandro Soprani, presidente dei Viticoltori dei Colli Cimini: “Ho avuto più visite rispetto agli altri anni, soprattutto di importatori del Nord ed Est Europa. Rispetto al mercato nazionale si sono avvicinati molti rappresentanti dei gruppi di acquisto del Nord e ristoratori del Lazio”.
Simone Carrino, dell’Azienda agricola Ciucci: “E’ stata la nostra prima partecipazione al Vinitaly e abbiamo pagato un po’ di inesperienza. Nonostante ciò abbiamo registrato una buona affluenza e ora stiamo verificando se i contatti avuti si trasformeranno in ordini”.
Maria Teresa Palozzi dell’Azienda Cassano: “A noi che siamo una giovane realtà il Vinitaly non ha portato quel valore aggiunto che ci aspettavamo. Abbiamo comunque visti confermati gli appuntamenti fissati prima dell’evento”.
Tutti concordi anche sulla scarsa attrattività del padiglione Lazio, sia in termini di comunicazione sia di iniziative di marketing, elementi per molti considerati fondamentali per promuovere adeguatamente un territorio come il Lazio chiamato a competere con realtà ben più affermate.
Infine, non certo per importanza, da evidenziare la presenza nel padiglione Enolitech, l’appuntamento internazionale con la tecnologia applicata alla filiera del vino e dell’olio, lo stand i Fratelli Marmo di Motefiascone che con i loro originali portabottiglie e accessori in pietra, arredi per bar, ristoranti e cantine vinicole hanno rappresentato una delle novità più interessanti della manifestazione fieristica. Mentre al padiglione Sol Agrifood, rassegna internazionale dell’agroalimentare di qualità, il Birrificio Itineris di Civita Castellana ha presentato le sue birre artigianali “Cimina”, Amerina” e “Francigena”.
Camera di Commercio
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