![]() Antonio Delli Iaconi |
– Il nuovo che è avanzato.
Prendo a prestito l’arguto titolo di un brillante giornale, coniato per la presentazione di un movimento nazionale (gli ulteriori sviluppi del movimento hanno premiato il titolo) per discorrere con un po’ di leggerezza calviniana delle ultime novità in merito al distretto ceramico di Civita Castellana.
Purtroppo la crisi è ancora grave, le aziende soffrono, i lavoratori anche, i politici si scervellano (!) per trovare soluzioni, ma all’improvviso ecco trovato l’uovo di Colombo: il marchio di distretto!
In questa epoca di globalizzazione totale, mentre le aziende fanno sforzi immani per riposizionare le esportazioni dall’Europa (dove non si costruisce e non si costruirà per parecchi anni) ai Paesi emergenti, purtroppo tutti lontanissimi, ce chi pensa ad un marchio di Civita Castellana.
Pensate agli indiani, ai cinesi, ai brasiliani, ai coreani, ai russi: a malapena hanno sentito parlare dell’Italia, più facilmente sanno del made in Italy, ma che ci vuole a farli innamorare del made in Civita Castellana! Non scherziamo ragazzi. Va bene dare qualche migliaio di euro per disegnare un logo ma poi?
Bisogna ricordare che nel 1990 la Regione Lazio fece una legge per il distretto (che ancora non era stato riconosciuto) che prevedeva anche un marchio, un disciplinare di produzione e un miliardo di lire per promuovere tale marchio? E che la commissione europea bocciò questa parte della legge perché violava il principio della libera concorrenza? Dopo 23 anni vogliamo ricominciare? I soldi chi ce li mette?
Seconda novità: uno statuto per il distretto, cioè la creazione di una rappresentanza istituzionale del distretto per iniziativa dei comuni. Stiamo attenti: la legge regionale ha riconosciuto il distretto ceramico di Civita Castellana che esisteva già per via delle tante aziende che dagli anni 70 in poi sono sorte spontaneamente senza aiuto dei Comuni o di altre pubbliche istituzioni e il merito è stato degli imprenditori e dei lavoratori.
Il protocollo di intesa del 31 gennaio 2007 tra governo, regione, provincia e camera di commercio di Viterbo, comuni, aziende e loro rappresentanze, lavoratori e loro rappresentanze individua quale soggetto rappresentativo del distretto il centro ceramica e prevede l’impegno della provincia e della camera di commercio a rafforzarne la compagine sociale.
Perché i comuni del distretto (a parte Civita Castellana), pur frequentemente invitati, non hanno voluto aderire al centro ceramico?
Antonio Delli Iaconi
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