Riceviamo e pubblichiamo – Come sempre la festa della liberazione è travisata da parte del sindaco Aquilani e dai suoi adepti, qualche giorno fa quest’alterazione si è ripetuta.
Durante la commemorazione del 25 aprile, presso il monumento dei caduti di Vetralla, ancora una volta abbiamo avuto una lezione sul significato della parola “libertà”, forse preso dal vocabolario Zingarelli.
D’altronde ogni poeta che si definisce tale parla della libertà: libertà dell’anima, libertà di amare, libertà da difendere e libertà di partecipare. Giusto!
Giusto purché si sappia come sia stata raggiunta questa libertà, perché se oggi ne possiamo parlare, lo dobbiamo sicuramente a chi ha donato la vita affinché vivessimo in un Paese libero, democratico e soprattutto consapevole.
Il sindaco Aquilani, ormai da quando si è reinsediato, tende a dare la spiegazione etimologica e alta della parola libertà, dimenticando che il 25 aprile è la festa della liberazione. Liberazione da che cosa? Dagli americani? Dai russi? Dagli albanesi? Dai greci? Dai Borboni? Dai Savoia? No.
Caro sindaco, andando oltre al revisionismo storico dettato dal tuo addetto stampa e da qualcun altro di cui ti circondi, si celebra in tutta Italia la liberazione dal nazifascismo.
Sì, si chiama nazifascismo. Parola quasi considerata un tabù durante la manifestazione commemorativa. Ci sembra doveroso ricordare che tutto ciò è avvenuto anche con lo spargimento di sangue innocente, perché la quinta armata e i partigiani italiani, come, caro sindaco, quelli francesi, quelli spagnoli, quelli greci e quelli iugoslavi, hanno fatto sì che potesse essere debellata l’ultima resistenza della tirannia nazifascista.
Una celebrazione, quella del 25 aprile introdotta a Vetralla dalla canzone del Piave, peccato che dal Piave al 1945 ci sia stato il ventennio fascista che qualcuno tende a dimenticare, come una parte di storia non avvenuta, con tutte le aberrazioni del periodo: dalle leggi razziali alle guerre coloniali, dall’uso dei gas nervini come mezzo di distruzione di massa alle stragi di innocenti per rappresaglia, dalle deportazioni nei Lager fino alla distruzione umana, pianificata a tavolino, cosa mai successa in precedenza, del popolo ebraico.
Forse questo paese per fare il passo in avanti tanto auspicato anche dal sindaco Aquilani sulla strada della pacificazione ha bisogno della verità e non dell’oscurantismo dei giorni peggiori.
In particolare, sottolineiamo, nella commemorazione avvenuta al monumento dei caduti di Vetralla, si è aggiunto un sermone prettamente confessionale contro due leggi dello stato: la legge 194/78 e la legge 898/1970, temi sicuramente che coinvolgono le sfere affettive e interiori dell’individuo, ma che nulla hanno a che vedere con la celebrazione in atto e soprattutto, visto che parliamo di drammi umani, non possono e non devono essere paragonati a delle guerre e a degli stermini di massa.
Iscritti Pd Vetralla “Peppino Impastato”
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