![]() Valerio De Nardo |
– Succede anche nelle migliori famiglie, figuriamoci nelle migliori redazioni. Faccio una chiacchierata con Tusciaweb sottolineando di esprimere opinioni strettamente personali e mi ritrovo on line una dichiarazione come esponente di Sinistra Ecologia Libertà di questo tenore: non facciamo le analisi del sangue ai candidati. Le colpe dei padri non possono ricadere sui figli. Qui dobbiamo capire che si vincono le elezioni solamente allargando la coalizione.
Confermo, sono parole mie, ma a questo punto vorrei poterne spiegare il senso. Sel ha voluto fortemente le primarie per la scelta del candidato sindaco della coalizione che si rifaceva all’alleanza “Italia bene comune” ed ha stretto un patto con il Pd e con il Psi. Questo patto ha portato alla scelta di un candidato mediante primarie molto più partecipate di quelle nazionali tenute pochi mesi prima. Dovevamo fare le analisi del sangue anche ai mille viterbesi in più che hanno votato? Cosa si intende esattamente per partecipazione, quella di coloro che ci stanno simpatici e gli altri no?
Dopo di che quel patto va onorato, non si sta dentro o fuori a piacimento, la buona politica, a mio parere, è fatta anche di coerenza e di lealtà. Anche a costo di trovarci nella situazione di sostenere a livello locale una alleanza che a livello nazionale non regge più, con Sel ormai dislocata alla opposizione del governo Letta in via di formazione.
Ma a Viterbo si discute di altro: se cambiare rispetto a diciotto anni di governo delle destre. Se il centrosinistra vuole vincere non ha alternative all’allargamento della coalizione. Certo si è posta una condizione: non potevano esserci nelle liste a sostegno di Leonardo Michelini esponenti della amministrazione in carica. Ma se, al di là del perimetro di questa pregiudiziale, un pezzo della città che in questi anni ha sostenuto una determinata esperienza decide di cambiare la propria scelta e di sostenere un’altra, che cosa si deve fare, alzare le barricate? Metterci alla porta e dire alle persone che vogliono sostenere il candidato sindaco della nostra coalizione tu mi piaci ed entri, tu invece no?
Per anni ci è stato detto che la sinistra faceva battaglie minoritarie, marginali, di testimonianza. In Sicilia, pochi mesi fa, la sinistra si è rinchiusa in un angolo invece di partecipare ad un cambiamento che poi c’è comunque stato. Cosa avrebbe dovuto fare Sel oggi a Viterbo, rinchiudersi in un cantuccio? Sostenere il mio amico Daniele Cario e la sua battaglia limpida ma senza chances di vittoria?
Il sermone su quelli buoni, ossia quelli che stanno contro Fioroni e Sposetti, me lo fanno anche amici che fino a ieri sono stati con loro nel Pd e oggi sostengono con entusiasmo Filippo Rossi, la cui esperienza di queste settimane pur riconosco importante e significativa. Ma perché lui non ha passato e gli altri sì? Anche Gian Maria Santucci riscuote qualche simpatia a sinistra, ma non è assessore in carica di una giunta provinciale di centrodestra?
In una piccola città con 14 candidati sindaco, una ventina di liste e 700 candidati al consiglio ci sarà ben poco spazio per il voto di opinione. Quello che si esprimerà andrà naturalmente verso la lista del Movimento 5 stelle. Io ed altri vorremmo provare a invertire la rotta politica della città ed a farlo non sulla base dei personalismi, bensì sui temi, sui contenuti, sulle scelte. Vorrei sommessamente ricordare che Sel è stata in tutti questi anni l’unica forza politica che si è battuta contro l’aeroporto e che continuerà a farlo. Quando Leonardo Michelini dice basta con l’urbanistica negoziata e invoca gli strumenti di pianificazione. parla con le stesse parole che, sommessamente, Sel ha pronunciato in questi anni: lo trovo rassicurante.
C’è un onda di livore, di rancore, che si esprime molto bene nel web 2.0: mi piacerebbe sapere per chi hanno votato coloro sempre pronti a inveire contro qualcun altro, quali significative battaglie abbiano sostenuto in questi anni, quale sia il senso di responsabilità collettiva che avvertono.
Ci sono i buoni e ci sono i cattivi, dunque, e c’è chi pretende di dare le relative patenti. Ma alla fine, in politica, c’è il popolo sovrano: notoriamente, da Pascal a Churcill, si sa che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle forme che si sono sperimentate fino ad ora. Normalmente io sono stato tra gli sconfitti, non mi peserà esserlo un’altra volta, né sarà motivo d’orgoglio se dovessi trovarmi tra i vincitori. Mi interesserebbe soltanto una città migliore.
Ah, ovviamente queste sono opinioni personali!
Valerio De Nardo
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