– E’ infastidito, non arrabbiato per le accuse lanciate da Gabriela Grassini. Ugo Gigli, direttore dell’Ater, però qualcosa da dire alla sua presidente ce l’ha.
“Perché le sue parole – spiega Gigli – vanno a colpire non solo me, ma pure i dipendenti dell’ente e l’ente stesso.
La signora presidente ancora per pochi giorni, pur essendo della stessa parte politica che fino a poco fa governava la regione, non è riuscita a farci avere nemmeno un soldo e vantiamo nove milioni di crediti nei confronti della regione.
Nonostante questo l’Ater riesce a fare manutenzione fino dove arriva e paga le imprese che lavorano per noi, a me sembrano titoli di merito, invece sono stati fatti passare come una cosa poco trasparente. Sono infastidito, ma non arrabbiato”.
La presidente Grassini parla della ristrutturazione del serpentone a Bagnaia con due milioni di euro di finanziamento regionale poi revocato, eppure il contratto è stato comunque firmato.
“C’è un’impresa che ha vinto con un ribasso del venti per cento, aveva tutto il diritto e non è vero che l’aggiudicazione è priva del finanziamento”.
Come mai a Gabriela Grassini sono state nascoste informazioni?
“Non sta né in cielo né in terra. Da due mesi la presidente si è data alle investigazioni tormentando gli uffici, a cominciare dalla ragioneria, chiedendo conto pure di provvedimenti vecchi cinque anni.
Io ho massimo rispetto per le investigazioni, pure per quelle private e per quelle non dovute, ma qualcosa non mi funziona.
Oggi ha questo atteggiamento, ma quando è stato presentato e illustrato il bilancio è sempre stato accompagnato da elogi da parte sua verso il personale e la mia figura quasi imbarazzanti.
Non voglio dare giudizi, ma mi pare un comportamento poco intelligente”.
Si può cambiare idea.
“Sì, ma a rileggere ora alcuni passaggi firmati da Gabriela Grassini, sembrano dichiarazioni di un’altra persona, su quello che diceva dei colleghi, sugli uffici, ripeto, elogi quasi imbarazzanti.
Sono riportati in atti pubblici, l’ultimo a dicembre. Poi per qualche motivo l’atteggiamento è cambiato radicalmente. Non so perché e non m’interessa”.
Un’idea del perché se la sarà comunque fatta.
“Forse se non ci fossero state le elezioni regionali e io non mi fossi schierato a favore di Enrico Panunzi, non ci sarebbe stata una simile reazione.
Ma Panunzi, che poi ha vinto, è una persona che conosco come amministratore e come persona, un galantuomo, è stato presidente dell’Ater.
Non credo d’avere fatto torto a nessuno se ho reso pubblica una scelta, sono anche andato a votare per le primarie. Fa parte della libertà di ciascuno di noi.
Del resto il presidente dell’Ater è vice coordinatrice provinciale del Pdl, ma nessuno la fa sentire in colpa per questo.
Non voterò Marini alle comunali, anche se è un amico e una persona che stimo profondamente, la mia scelta per la città è diversa, Michelini, ma non penso che questo giustifichi tanta cattiveria”.
La presidente parla di un bilancio in pareggio, poi finito in perdita.
“Ma lo sanno anche i sassi che il bilancio di previsione deve essere in pareggio, altra cosa è il consuntivo.
La nostra Ater è tra quelle messe meno male, il disavanzo è fisiologico. Ci sono affitti da 7,80 euro al mese, la media è di cinquanta euro, ne spendiamo ottanta per la manutenzione e l’Ater paga l’Imu come fossero seconde case. Abbiamo pagato 800mila euro d’Imu”.
La sua figura di direttore generale Gabriela Grassini la abolirebbe molto volentieri, anche per risparmiare.
“Forse ha qualche idea di qualcuno con chi sostituirmi. Per tagliare questa figura prima dovrebbe cambiare la legge”.
L’Ater di Viterbo è di Ugo Gigli?
“Sì è vero, nel senso che ho dato il sangue e continuo a darlo per l’azienda, ma se capissi che la mia presenza dovesse essere di troppo, me ne andrei.
Ho grande rispetto per l’ente, abbiamo una squadra straordinaria, se li chiami di notte vengono, sono riuscito a farli affezionare all’ente per cui lavorano, è un motivo d’orgoglio professionale che mi prendo. Forse sono fuori moda”.
Gabriela Grassini le ricorda che da quarant’anni ricopre il ruolo di direttore…
“Di regola non reagisco alle provocazioni, la vita mi ha insegnato a non farlo.
Non lo avrei fatto nemmeno stavolta, se non fosse per il fatto che la signora ha messo in dubbio la mia professionalità, nel mio piccolo e soprattutto quella dei colleghi d’ufficio e dell’ente stesso, di cui mi sento parte e dire che da noi è stata accolta in modo affettuosa e coperta in tutti i modi.
Alle riunioni abbiamo sempre fatto in modo di farle fare buona figura, poi a un certo punto si sveglia e dalla mattina alla sera butta tutto all’aria, in un modo che non va bene.
Tra poco non ci sarà nemmeno più e non è giusto, io devo difendere i dipendenti”.
Però pure con il direttore Barra la convivenza fu tutt’altro che facile.
“Certo, ma almeno lui fin dall’inizio ebbe un atteggiamento coerente. Qui c’è stato un repentino cambiamento”.
Giuseppe Ferlicca
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