![]() San Martino al Cimino |
Riceviamo e pubblichiamo – Sinistra, ecologia e libertà della Tuscia chiede alla regione Lazio di salvare e valorizzare palazzo Doria Pamphily a San Martino al Cimino.
Sel segnala al presidente della regione Zingaretti, al vicepresidente e agli assessori competenti la necessità e l’opportunità che il palazzo divenga una occasione di risparmio per la Regione ed un’occasione di crescita e sviluppo culturale ed economico della città di Viterbo. Ecco il testo della lettera:
Preso atto con soddisfazione dell’insediamento della nuova giunta in cui riponiamo la massima fiducia per quanto saprà realizzare nel prossimo futuro a partire dalle aspettative di cambiamento sia nei metodi che nei contenuti, con questa nota intendiamo avviare un rapporto di collaborazione attivo svolgendo la nostra funzione di organizzazione politica, recependo e traducendo in forme progettuali proteste, proposte, iniziative e situazioni segnalate da singoli o aggregazioni di cittadini su questioni che interessano la sensibilità di parti significative della società viterbese, veicolandole correttamente verso le Istituzioni di riferimento.
La prima questione che poniamo alla vostra attenzione riveste una particolare importanza perché investe direttamente la capacità di gestione del patrimonio immobiliare della Regione Lazio in rapporto alla sensibilità culturale dei cittadini viterbesi e non solo, con ricadute di natura economica non indifferente.
La questione riguarda la disastrosa gestione del palazzo Doria Panphily da parte della precedente Giunta i cui effetti nefasti potrebbero ricadere sulla nuova giunta, se non si assumessero in tempi credibili azioni chiare di inversione di tendenza.
Il palazzo in questione, parte di un complesso che comprende anche la abazia cistercense di San Martino al Cimino, precedentemente sede dell’Apt di Viterbo e quindi utilizzato come importante strumento di promozione turistica e culturale, nonché sede di eventi da cui si ricavavano introiti diretti oltre che flussi economici di cui beneficiava la struttura economica della comunità, è stato chiuso e cominciano tra l’altro a manifestarsi i primi consistenti segni di degrado dovuti allo stato di abbandono. Per contro la Regione Lazio paga a privati affitti particolarmente onerosi per ospitare i propri uffici periferici nella città di Viterbo.
La federazione di Sel ha assunto con i cittadini un impegno preciso: porre all’attenzione della nuova giunta la questione per cercare soluzioni concrete in tre direzioni contestuali a) riportare il palazzo alla fruibilità dei cittadini residenti, ma soprattutto dei visitatori, facendo rilevare che San Martino al Cimino è sede di importanti strutture ricettive; b) ridurre lo spreco di denaro pubblico cessando il pagamento di affitti onerosi; c) evitare l’abbandono e il degrado di un palazzo storico che rappresenta la storia di San Martino al Cimino ed è allo stesso tempo un lascito ereditario tuttora potenziale fonte di ricchezza.
Il coordinatore provinciale di Sel
Antonio Capaldi
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