– “Il Padreterno si è distratto, io no!”. L’ex ministro Beppe Fioroni, un po’ come i giovani turchi del Pd, non deflette. Lo fa con una battuta per molti versi divertente ma non smette i panni dell’arroganza politica (fotogallery 1– fotogallery 2). La stessa supponenza e arroganza dei giovani turchi che ha portato alla sconfitta politica, e non dei numeri, di Bersani.
Fioroni dovrebbe sapere che in politica non sono i nudi numeri a dire chi ha vinto. Certo Michelini ha raggiunto il risultato. E’ il candidato sindaco del centrosinistra viterbese, ma anche Bersani aveva vinto la bambolina della corsa per la leadership. E si vede che fine sta facendo.
Per essere chiari. Se uno va in battaglia con un esercito cento volte più potente dell’avversario e poi rischia addirittura di essere sconfitto e prevale di misura, non è esattamente una vittoria. Lo scontro Bersani – Renzi insegna.
Lo dico con chiarezza: mai avrei immaginato che Francesco Serra, Sandro Mancinelli e uno sparuto gruppo di amici avrebbero impensierito seriamente l’invincibile armata messa in piedi dall’ex ministro Beppe Fioroni, dal tesoriere dei Ds Ugo Sposetti, da frotte di parlamentari e consiglieri regionali, da tutto l’apparato del Pd, dai coltivatori diretti e, ospiti d’onore, dai fratelli Gigli, truppe cammellate e chi più ne ha più ne metta.Un risultato veramente incredibile quello di Serra.
Chi ha quasi il cento per cento delle armate dovrebbe almeno vincere al 70/80 per cento.Dovrebbe spazzare via l’avversario. Qui nessuno è stato spazzato via. Anzi.
Un risultato quello di Serra che è una vittoria politica bella e buona. Buono pure il risultato di Sel e di Valeri. Anche se in questa area forse non hanno capito quali erano le forze in campo.
Un’analisi del voto, se non si vuole perdere con certezza le comunali, va fatta signor ex ministro.
Cosa dice ancora il risultato delle primarie.
In primo luogo che i cittadini non ne possono più della vecchia nomenclatura che decide e fa quello che vuole e che usa le primarie come una foglia di fico, per legittimare decisioni già prese.
Renzi ci aveva provato, Serra ci ha riprovato a dar fiato al cambiamento. E in realtà ci sono riusciti.
In secondo luogo sembra che, incredibile ma vero, la vischiosità del voto viterbese è molto minore di qualche anno fa. Cosa significa? Significa che il controllo dall’alto del voto va scemando perfino nella città dei papi.
Io se fossi l’ex ministro Beppe Fioroni di questo mi preoccuperei. Non basta più dire di essere l’imperatore per esserlo veramente.
Certo farei finta di aver vinto, proprio come lui sta facendo. Vittoria induce vittoria. Ma mi preoccuperei e molto. Perché il risultato delle primarie dice anche che la macedonia messa insieme dall’ex ministro è poca cosa se non ha il sostegno dell’area renziana e della sinistra. Dice anche che l’apporto di Gigli non è stato quello che ci si aspettava.
Lo sfondamento a destra non c’è stato affatto, in buona sostanza.
Il risultato dice anche poi che ora Michelini se vuole scendere in campo deve essere in grado di tenere unite le truppe. E non tanto per vincere ma almeno per dare battaglia.
E certo questo non si fa con atteggiamenti politicamente arroganti.
Insomma l’ex ministro Beppe Fioroni deve fare i conti con la realtà viterbese della sua area politica che sembra non conoscere più molto bene. Il rischio altrimenti è che a qualcuno, Serra o Sel, venga in mente di correre da solo. E a quel punto la sconfitta sarebbe certificata a prescindere.
Centrodestra, movimenti e grillini non aspettano altro.
Carlo Galeotti
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