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Le “interviste fantastiche” sono interviste a personaggi impossibili da contattare ma che forse sono più vicino a noi di quanto si creda e sono veramente esperti del settore. Si inizia con un architetto russo esperto di centri storici.
– Housing sociale nel centro storico. Sembrava la trovata per il recupero dell’antico quartiere medievale di Viterbo.
A lanciare la proposta è stato Leonardo Michelini, candidato alle primarie del centrosinistra, che nel confronto con i suoi due competitor al cinema Lux aveva affermato che “l’housing sociale è il mezzo per recuperare spazi abitativi nel cuore della città, non possiamo immaginare il centro solo come luogo di eventi se prima non lo ripopoliamo”.
A contraddirlo era però intervenuto qualche giorno dopo Filippo Rossi (lui già candidato a sindaco a tutti gli effetti per Viva Viterbo) che aveva espresso alcune perplessità sulla possibilità di sviluppare l’housing sociale in centro. “Una decisione del genere non è utile né alle famiglie disagiate, né all’intera collettività che si vede privare della possibilità dello sviluppo turistico – aveva detto Rossi -. Io in quei palazzi storici abbandonati vedo sedi universitarie, ostelli, vedo alberghi, pizzerie e osterie”. L’altro candidato alle primarie del centrosinistra, Francesco Serra, vuole puntare sui privati.
Alla luce di tutto ciò Tusciaweb ha deciso di chiedere il parere a un esperto: Konstantin Andreevič Thon, un architetto di origini russe che vive e lavora in Toscana, dove, cioè, di centri storici se ne intendono davvero.
E’ possibile realizzare l’housing sociale in un centro storico?
“Direi proprio di no – risponde -. L’housing sociale è pressoché impossibile da realizzare nel centro storico e non per motivi sociali, ma per ragioni tecniche. Con l’housing sociale, infatti, si sposta la competenza di costruire case per categorie sociali disagiate dal pubblico al privato. L’imprenditore privato, in pratica, in cambio del fatto di dover affittare per 15 anni la casa a prezzi calmierati, ottiene in cambio un aumento della cubatura edificabile o un cambio di destinazione d’uso. Queste opzioni, però, non sono possibili in un centro storico sia per ragioni economiche poiché la proprietà è diffusa e non concentrata in poche persone e poi perché la demolizione e la ricostruzione è vietata trattandosi per lo più di edifici sottoposti a vincoli o di notevole pregio storico”.
Non c’è quindi alcuna soluzione possibile per pensare un housing sociale destinato al centro storico?
“L’unica possibilità, per Viterbo che conosco bene, sarebbe utilizzare le proprietà pubbliche, come ad esempio palazzo Calabresi, l’ospedale vecchio o l’ex tribunale, cambiandone la destinazione d’uso e trovando la collaborazione dei privati. Si tratta però di strutture che non sono nate per ospitare case e sarebbe quindi una soluzione difficilmente perseguibile”.
Un modo per ripopolare il centro storico però si potrebbe trovare, o no?“Io parto dal presupposto che la gente sceglie liberamente dove vivere e lo fa ponderando i servizi ricevuti a fronte del prezzo di acquisto pagato per l’acquisto della casa. Lo stesso vale per le attività produttive. E’ impossibile far spostare la gente in una determinata area forzosamente. A meno che non si pensi a deportazioni di massa di infausta memoria…”.
E se invece si puntasse, almeno, su una “ristrutturazione di massa” degli immobili del centro storico per dar loro nuova vita?
“Nessuno può obbligare un privato a ristrutturare il proprio immobile contro la propria volontà. Le ristrutturazioni si fanno se è conveniente e se la zona è appetibile. Il sindaco, o il Comune in generale, al massimo può fare una buona legge sull’ornato per rendere il centro storico più appetibile. Destinare fondi pubblici per incentivare le ristrutturazioni mi pare improbabile, considerando anche quanto siano poco ricche le casse della vostra amministrazione”.
Ma allora per far sì che i cittadini vogliano davvero tornare a ripopolare il centro storico, cosa bisognerebbe fare? Perché, cioè, a un viterbese dovrebbe piacere vivere in centro?
“Per far venire i cittadini nel centro storico devono coesistere due condizioni. Deve essere “cool” (o meglio, in viterbese, “fico”) e deve fornire dei servizi eccezionali al giusto prezzo. Per essere cool, tanto per fare qualche esempio, bisognerebbe imparare dalla mia Toscana dove tutto è bello e, soprattutto, è buono perché ben organizzato e vivibile al massimo. Per far crescere la popolazione del centro storico queste due condizioni devono coesistere. Come dire… un’utopia a Viterbo”.
Ci saranno però dei punti chiave dai quali partire, dei servizi che attirerebbero gente, delle soluzioni possibili…
“Certo che ci sono! L’aministrazione deve creare le condizioni per lo sviluppo del centro, deve farlo rinascere da un punto di vista economico e sociale. In una sola parola? Deve renderlo “smart”. E per farlo basta seguire, ad esempio, sei semplicissimi passi”.
Quali? Ci faccia qualche esempio.
“Prima di tutti l’igiene pubblica con una maggiore attenzione alla pulizia e al decoro urbano che passa anche attraverso un maggior controllo del territorio e alla sensibilizzazione dei cittadini. Penso a piazza della Repubblica, dove centinaia di giovani si riuniscono (e sporcano). Se un vigile li educasse alla pulizia piano piano sporcherebbero meno… Poi si deve incentivare la mobilità con parcheggi esterni e una rete di minibus, come quello di Siena, che rendano il centro facilmente raggiungibile a residenti e turisti. Istituire convenzioni e accordi con le associazioni di volontariato che garantiscano servizi anche agli anziani o ai disabili. Il terzo punto è l’attenzione agli spazi pubblici con la ristrutturazione delle strutture attraverso bandi per poi affidarle alle associazioni che ci creino spazi di aggregazione.
Poi spazio all’information tecnology: basterebbe rendere wifi il centro, realizzare una rete di totem informativi che permettano ai turisti di orientarsi all’interno delle mura e agli stessi residenti di conoscere eventi e orari di apertura dei negozi. C’è bisogno anche di attenzione alle imprese innovative o che valorizzino il vostro territorio tramite la defiscalizzazione parziale delle tasse comunali per chi investe al centro e, infine, c’è la necessità di condividere le scelte allargando la democrazia partecipata agli abitanti del centro storico tramite la realizzazione di incontri periodici con i diretti interessati”.
