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Elezioni comunali 2013 - Scontro nel centrosinistra - Sandro Mancinelli, area Renzi, critica pesantemente l'ex ministro Fioroni senza mai nominarlo e detta la linea

Michelini dia un segno di affrancamento e autonomia, se può…

di Sandro Mancinelli
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Francesco Serra vota al seggio di San Martino

Francesco Serra vota al seggio di San Martino

– Sarà pure come dice il direttore Galeotti, un suicidio, fuga e rivolta. Francesco ha raccolto sul suo nome il 40% dei consensi. Solo la miopia politica va a ramengo trastullandosi intorno ai voti di San Martino. La stessa ostinata miopia con cui ci si rifiuta di interpretare i risultati delle primarie 25 novembre / 2 dicembre; e i voti delle ultime politiche – dove il Pd in città – è il solo partito capace di perdere in assoluto voti alla Camera sul Senato, nonostante 3700 voti validi in più. Visto che non si distrae, come fa a non venirgli il dubbio che forse forse qualche centinaio di elettori del Pd ce l’ha proprio con lui e i suoi dintorni?

Certo 40 è meno di 50; come un consigliere comunale sostenuto da “quattro amici al bar” non è come un capo pluridecennale della associazione di categoria che somma centinaia e centinaia soci nella città e relativa struttura burocratica/assistenziale, nonché capo di aziende con decine di dipendenti sostenuto da un ex- ministro della repubblica nonché ex- sindaco, nonché parlamentare in carica, da un consigliere regionale appena decaduto, nonché ex- presidente di giunta regionale, ex- parlamentare, ex- sindaco della città, da altri tre parlamentari in carica, da un capogruppo regionale, dall’intero vertice del partito schierato, da tutto il gruppo consiliare comunale in carica, da altri consiglieri comunali di vari schieramenti in carica, da un assessore comunale di fresche dimissioni, dall’ex-presidente provinciale nonché relativo ex-consigliere di parità, dall’ex- Dg della Asl, dal direttore dell’Ater e mi scuso per quelli dimenticati.

Solo coi numeri però la politica non sta in piedi, come non sta in piedi solo con le regole.

Serra ha chiesto un voto per il rinnovamento, che non è e non deve essere parola vuota, di propaganda. Francesco lo ha detto; nessuna preclusione personale. Un caffè amabilmente con persone cortesi e garbate si prende sempre volentieri. La città poi ha invece bisogno e vuole svoltare, cambiare metodi, linguaggi, prospettive. Negli impegni da realizzare per darsi un futuro, nella trasparenza amministrativa, per obiettivi comuni.

E’ difficile farlo portandosi appresso – in un modo o nell’altro – chi rappresenta per cultura e posizione politica una continuità con l’immobilismo, il piccolo cabotaggio, la logica del “il potere logora chi non ce l’ha” “del tirare a campare”.

E allora spetta a chi ha prevalso dare un segno su una linea di affrancamento ed autonomia, se può.

Francesco ha parlato subito dopo il risultato delle urne. Non è stato zitto. Ancora oggi è difficile leggere una risposta convincente alle istanze per cui centinaia di persone sono venuti a sostenere Serra. Una risposta politica limpida va data, sennò non c’è regola cui appellarsi per questo popolo, che non viene a votare in formazione 4-3-3. Questo pezzo di città merita una risposta, perché i fili non si spezzino e convincerla con un ragionamento e una proposta chiara.

Le primarie si sono fatte perché le ha volute Serra; hanno avuto un senso competitivo perché c’era Serra, reso merito al contributo particolare di novità, freschezza, limpidezza politica di Raffaella Valeri, cose alle quali pure va dato peso politico.

“Pacta servanda sunt”: nella politica di oggi sarà fuori moda. Spero invece sia motto da recuperare bene e quanto prima. Le categorie del rispetto della parola data, della propria linearità e credibilità personale, della coerenza tra parole e fatti, in questi tempi sono valori da recuperare assolutamente, intorno ai quali si costruisce una nuova politica, che è battaglia appena iniziata.

Capisco che rischiano di mal conciliarsi con le esigenze di una competizione politica che per sua natura richiede fantasia e movimento; che deludono chi non riesce a riconoscere nel risultato del 7 aprile una sconfitta, e anche con qualche legittima e concreta ragione. Ma quando il sentiero è stretto, non è che si supera con vani tentativi di volo, gettandosi sicuramente nel vuoto. Si cerca di stare saldamente ancorati al terreno, e certo con cautela, ma andare avanti. Confidando che la cordata marci tutta da una parte.

Sandro Mancinelli


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13 aprile, 2013

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