![]() L’assessore provinciale Gianmaria Santucci |
– Ho trascorso mesi di silenzio, assente dal dibattito politico, nella assoluta convinzione che la gente comune, quella che ogni giorno fatica il viaggio della propria vita, pretendesse da me non inutili e filosofiche discussioni, quanto un impegno concreto per fare ciò che andava fatto. Oggi però ho l’obbligo di fare chiarezza rispetto a chi ogni giorno prova a tirarmi per la giacchetta, a mettermi in bocca parole che non ho mai detto, ad attribuirmi intenzioni che non ho mai avuto.
Se mi guardo intorno, vedo una classe dirigente che mediamente non sa usare un foglio Excel o che da venti anni non sale su un’auto guidandola, perché ha da tempo immemore chi lo fa per lui. E’ questa la vita che conduce un cittadino normale? E’ questo ceto politico in grado di immedesimarsi e capire l’umiliazione di un padre che già il 20 del mese non sa cosa mettere sulla tavola per la propria famiglia?
Negli ultimi 15 anni ho assistito, da cittadino, ad amministrazioni sempre diverse. Ma tutte con lo stesso finale: la caduta della prima giunta Marini nel 1999, la crisi della seconda giunta Marini nel 2004, trascinata fino al 2005, la caduta della giunta Gabbianelli nel 2008 dopo anni di scontri e tensioni; lo scandalo della giunta Marrazzo nel 2010,e infine la vergogna della consiliatura Polverini nel 2012… senza considerare gli ultimi 5 anni del comune di Viterbo.
Sono 15 anni, insomma, che assistiamo impotenti ad amministrazioni faticosamente tenute in piedi in mezzo a complotti, imboscate, divisioni e scontri personalistici dove i problemi amministrativi e i problemi della gente comune, finiscono per essere sempre alla fine dell’elenco delle priorità.
Per questo le prossime elezioni comunali devono rispondere al problema non solo di chi farà il sindaco di Viterbo, ma anche in quali condizioni farlo! Sicuramente è tempo di facce nuove, ma soprattutto di comportamenti diversi, altrimenti ci troveremo di fronte a semplici operazioni di facciata.
Questo è stato il principale motivo dello scontro, fra me e Gigli! Non è più tempo di pensare di stare in maggioranza sottoponendola però a continue tensioni e frizioni! Gigli non è il male, ma il sintomo di una politica che considera gli enti locali terreno di scontro, dove hanno più peso le logiche personali che i problemi della gente.
Non si può pensare di stare in una barca che i passeggeri tutto il giorno lavorano per smantellare, perché una volta affondata la nave, c’è comunque un viaggio da fare, e un mare da attraversare.
Il rinnovamento di chi guida il paese non si fa strillando nelle piazze o insultando i contendenti, non si fa urlando da destra contro quelli di sinistra e viceversa, non lo si fa pensando solo alla propria poltrona, lo si fa con atti e fatti concreti!
Urlare non basta perché il giorno dopo la Caritas continuerà ad avere una fila sempre più lunga fuori la porta e perché 1000, si mille, viterbesi continueranno ogni giovedì a ritirare pacchi alimentari fuori dalle parrocchie.
Pochi giorni fa, rispetto alla vicenda dei precari della Asl mi è stato chiesto cosa avessi fatto per lo stesso problema in Provincia, ebbene io insieme a tanti amici, per quei posti di lavoro, ci siamo divisi; abbiamo sfiduciato un segretario di partito, dissolto un vecchio gruppo dirigente!
E’ del tutto evidente come sia giusto stabilizzare 17 dirigenti Asl, dando certezza a reparti, servizi più efficienti, risparmiando probabilmente qualche euro; ma si sbaglia a non proporre nello stesso atto nulla per le altre centinaia di operatori che vengono lasciati senza notizie e senza certezze del proprio futuro. Perché così facendo si dà l’idea di una Asl terreno di campagna elettorale, in cui primari, medici e paramedici sono obbligati a schierarsi pro o contro qualcuno per poter lavorare; solo per poter lavorare, in pace!
Il vero rinnovamento è quello che impedisce che le amministrazioni diventino il terreno di scontro fra politici per beghe politiche, nei partiti e fra i partiti, dove i sindaci e le giunte non siano ostaggi di ricatti incrociati, ma esecutori della volontà popolare.
Per questo non intendo partecipare in nessun modo a candidature e coalizioni che ripropongano quella vecchia politica che ho sconfitto nel mio partito, fatto di ostacoli inesistenti e ritardi inutili con cui nascondere problemi politici incomprensibili. Non sento la necessità di convincere nessun politico, nessun candidato sindaco nessuna coalizione, spetta casomai a chi vorrà, convincere me e tutti i viterbesi della bontà del rinnovamento!
Io per parte mia continuerò ad ascoltare chi mi cercherà, ed a parlare con chi riterrò utile alla città, con molti quindi, ma non con tutti.
Giovanni Maria Santucci – FondAzione!
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