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Elezioni comunali 2013 - La ricetta di Emanuela Dei (Solidarietà cittadina) per riscoprire e rivivere il centro storico

Riscopriamo il “made in Viterbo”

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Emanuela Dei Arci Lesbica

– Riqualifichiamo il centro storico di Viterbo. Proprio l’ ieri sono andata in centro per fare una passeggiata.

Ricordo che, da ragazza, non vedevo l’ora che venisse venerdì o sabato per andarmi a “strisciare” al Corso. Ieri c’era un bel sole e aria calda e ho colto l’occasione per camminare un po’. Ho imboccato piazza Verdi e poi il viale principale, viale Marconi. Il sole c’era ma la gente no. Non c’erano i viterbesi in passeggiata, non c’erano i negozi con le insegne colorate.

Una volta i negozi portavano il cognome del fondatore. Il mestiere si tramandava da padre in figlio. Ora non è più così. Tutto nasce e muore in tempi brevissimi. Non fai in tempo a guardare una bella camicia in una vetrina che il giorno dopo ci trovi piccoli soprammobili di plastica muniti di candele colorate.

Inoltre, per rovinare del tutto i miei ricordi una signora, dall’accento nordico, mi si avvicina chiedendomi un negozietto dove trovare cose tipiche, da mangiare, da bere e da guardare. Faccio mente locale e proprio in mezzo a via Marconi, non so cosa dire. Dove la mando? Un artigiano? Cose artigiane? Prodotti Tipici? Dove? Mentre penso la signora continua a parlare delle bellezza di questa cittadina di provincia, di come sia rimasta affascinata dalle sue mura medievali, dagli scorci pittoreschi e dal silenzio che c’è nel centro. “

Sa che le dico? Se non fosse, che oggi non c’è nessuno, mi sembrerebbe proprio corso Buenos Aires a Milano. Qui ci sono le stese catene di negozi!”

Già perché Viterbo può vantare catene di distribuzione come a Milano, ma Viterbo non è Milano. Viterbo è vuota, e sono di più le vetrine piene di ragni che i locali con mercanzie. Ma che cosa è successo? Chi ha voluto rovinare così questa città? Perché si è voluto spostare la zona commerciale fuori le mura. Cassia nord? Via Garbini? La città di colpo si è trasformata non ricordandosi e tutelando chi il mestiere del commerciante lo faceva da una vita.

Ora il nostro centro storico è morto. Abbandonato a se stesso, tutti se ne fregano. Non esiste un piano regolatore, bisogna fare immediatamente un piano di recupero. Subito! Un progetto unitario che riqualifichi strade e piazze rendendo la città un luogo abitabile e vivibile. Come si fa a vivere in centro?

Ci abitano solo studenti e stranieri. Come si fa se si ha un auto? Dove la metti? Dobbiamo dare agli abitanti una possibilità di una vita migliore. Inoltre dobbiamo invogliare i giovani, le neo coppie ad investire in questa zona, dobbiamo proporre agevolazioni. Viterbo non ha nulla da invidiare alla città di Siena ad esempio, nulla. Una città che con la metà delle nostre risorse riesce a brillare come un gioiello per pulizia, cura ed offerta di prodotti e servizi. Dobbiamo riportare gli artigiani in centro.

Dobbiamo riscoprire le nostre tradizioni made in Viterbo e dimenticarci il Made in Cina. Dobbiamo riportare le caratteristiche e le peculiarità del Viterbese nelle vetrine dei negozi. Portiamo gli ordini dei professionisti nei palazzi abbandonati e decadenti. L’ex tribunale è abbandonato, così il palazzo di Donna Olimpia. Facciamoli ristrutturare a spese loro.

Permettiamogli di abitarli questi palazzi e permettiamogli di organizzare manifestazioni, eventi, e congressi. Rendiamolo vivo questo centro storico. Rendiamolo indispensabile per la vita cittadina. Creiamo parcheggi fruibili e proponiamo uno progetto che riguardi la viabilità. L’ultimo è di trent’anni fa. E basta proporre super soluzioni, eventi, che tamponano la situazione per pochi giorni.

Che vuol dire fare ascensori da Faul a piazza del Sacrario. Che facciamo con gli ascensori se non c’è niente da vedere? A Viterbo, da un po’ di tempo a questa parte, vanno i grandi eventi. Grandi spettacoli per farsi votare ma che poi non hanno nessun impatto sulla tessuto cittadino. Gli ascensori non risolvono nulla, le persone si fanno anche due passi in più solo se c’è una bella città da vedere.

Noi di Solidarietà cittadina crediamo che la nostra città possa ritornare ad essere il centro dell’alto Lazio. Crediamo che con un duro lavoro, costante e accorto la città possa ritornare a vivere.

Emanuela Dei
Solidarietà Cittadina


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29 aprile, 2013

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