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L'alambicco di Antoniozzi - Basta con questa gente che vede solo il sotterfugio e la politica da "amicidemaria"

Sarà anche la politica, ma a me viene il voltastomaco…

di Alfonso Antoniozzi
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Alfonso Antoniozzi

Alfonso Antoniozzi

– Non vedo l’ora che finisca questo periodo di campagna elettorale, e non tanto perché sia curioso di saperne l’esito quanto perché i veleni che quotidianamente infestano il mondo dell’informazione fanno impallidire, al confronto, la percentuale d’arsenico contenuta nelle acque ormai impotabili della nostra città.

Io, purtroppo per i tempi in cui mi tocca vivere, non sono di quelli che asseriscono a cuor leggero che “in guerra ed in amore tutto è lecito”: al contrario sono di quelli che, in entrambi i casi, preferiscono il dialogo e il confronto alle granate e ai sotterfugi.

E dunque sono stanco di giornalisti che, malgrado uno si sforzi ad articolare una risposta ponderata e motivata, riescono ad estrapolare una frase ad effetto per creare il polverone del giorno. Sono stanco di polemiche che raramente entrano nel merito delle proposte e anche della caratura morale e intellettuale dell’avversario e si limitano a schizzare fango e acqua sporca addosso a questo e quello schieramento come un’automobile che passi a tutta velocità al Poggino in un giorno di pioggia.

Sono anche stanco di leggere opinioni di gente che apre bocca e gli dà fiato senza esser prima informata dei fatti e senza avere un minimo di infarinatura di come funzioni il meccanismo della cosa pubblica, cosa che poteva anche risultare difficoltosa prima di internet ma che adesso, in tutta franchezza, è solo sintomo di pigrizia e grettezza mentali.

Intendiamoci: tutti abbiamo diritto ad avere un’opinione. Fortunatamente, non tutte le opinioni hanno la stessa valenza solo perché possono esser pubblicate con un clic e dunque possono arrivare alla portata di chiunque. Eppure, sull’opinione di chiunque, il polverone sale alimentando la fuffa.

Sono stanco, se mi consentite di andare sul personale, di aver visto scomparire dalla mia vita persone che fino al giorno prima si dicevano miei amici ma che ora, vista la scelta che ho fatto, sono svanite nel nulla senza nemmeno prendersi la briga di sentire le mie ragioni. Dissolti, come se non fossero mai esistiti.

Sono stanco di vedere come qualsiasi tentativo di sereno dialogo venga azzerato dalla logica perversa degli schieramenti, in una sorta di non dichiarata guerra civile che certamente non porta alla crescita di nessun essere umano, tantomeno di una città. 

“Io son uomo di pace, e duelli non fo se non a mensa” dice un personaggio di Così Fan Tutte che, guarda i gentili voleri del caso, si chiama pure Don Alfonso.

Sono anche molto, molto stanco di vedere le facce di certuni che, quando dico che una persona è mia amica malgrado le nostre diversità di vedute, mi guardano come se sotto ci fosse qualcosa di losco. Stanco di non poter andare a cena con qualcuno senza essere il giorno dopo bollato come fascista o come bolscevico, come berlusconiano, come finiano, come montiano, come renziano, come grillino.

Stanco di queste piccole identificazioni, di queste beghe da cortile, di questi cicalecci da portierato che non conducono assolutamente da nessuna parte e che scavano fossati difficili da ricolmare.

Stanco di questa politica da amicidemaria, quando si potrebbe ragionare costruttivamente, e dialogando, sul futuro della città. 

Sarà anche la politica, bellezza, ma a me francamente viene il voltastomaco.

E siccome, per concludere citando uno stornello di Verdi, “libero son, di me padrone è ognuno: servo di tutti, e non servo nessuno” aspetto che finisca questo periodo per poter uscire di casa e vedere intorno a me, invece di uno scenario di guerra, la città che immaginavano i nostri predecessori quando si sono rimboccati le maniche e hanno inventato il comune.

Che, lo dice la parola stessa, è cosa “comune”.

Alfonso Antoniozzi


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30 aprile, 2013

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