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Cultura - Inaugurate una serie di mostre da Orvieto a Bolsena

Un percorso tra Etruschi e Romani

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– L’antico territorio volsiniese, dove aveva sede il Fanum Voltumnae (il santuario della Lega etrusca), è stato per secoli il riferimento politico dell’intera Etruria, controllato prima da Vélsena (l’attuale Orvieto) e, dopo la conquista romana, da Volsinii (l’attuale Bolsena).

Il 23 e il 24 aprile sono state inaugurate una serie di esposizioni archeologiche collegate tra loro come fossero una grande mostra diffusa sul territorio, dal titolo “Da Orvieto a Bolsena: un percorso tra Etruschi e Romani”.

Le mostre sono state allestite a Roma (presso il museo archeologico nazionale di Villa Giulia), a Orvieto (presso il museo archeologico nazionale e presso il museo Faina), a Bolsena (presso la sezione museale di palazzo Monaldeschi in Castello), a Grotte di Castro (presso il museo Civita) e a San Lorenzo Nuovo (nel palazzo comunale).

L’inaugurazione della mostra di Bolsena, che ha visto il concorso di un folto pubblico, si è tenuta nella serata del 24 aprile alla presenza di Paolo Dottarelli (sindaco di Bolsena), di Antonio Concina (sindaco di Orvieto) e di Alfonsina Russo (Soprintendente per l’Etruria meridionale), oltre che dei curatori del progetto (Giuseppe M. Della Fina ed Enrico Pellegrini) e del direttore di studi della scuola francese di Roma (Stéphan Bourdin).

Pietro Tamburini, direttore del museo territoriale del lago di Bolsena e curatore della sezione bolsenese della mostra, ha introdotto la visita, illustrando le novità presentate e sottolineando che l’esposizione di Bolsena, contrariamente a tutte le altre che si concluderanno nel prossimo mese di novembre, diverrà permanente, offrendo al pubblico un ulteriore contributo alla conoscenza della più antica storia locale.

Sono esposti per la prima volta reperti (da poco restaurati) provenienti dalle necropoli e dall’abitato della Civita d’Arlena, dall’area del foro di Volsinii e dalla necropoli di Poggio Pesce, accanto a un gruppo di vasi di bucchero, fortunosamente recuperati nel 1960 nella zona del Giglio.


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28 aprile, 2013

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