Riceviamo e pubblichiamo – Il vecchio detto popolare ci viene in soccorso per spiegare la strana campagna elettorale dei 600 candidati a consigliere e dei 14 candidati a sindaco di Viterbo.
Un affollamento difficile da capire in un momento in cui la crisi economica ha raggiunto livelli preoccupanti che non si registravano a memoria. Evidentemente professionisti, commercianti, artigiani, imprenditori vedendo continuamente diminuire i propri clienti e di conseguenza il reddito che gli consentiva di mandare avanti l’attività ,hanno pensato di intraprendere un impegno supplementare che gli potesse consentire di integrare gli incassi , concorrendo come amministratore pubblico. Ed ora la corsa famelica a cercare consensi che possano garantire questo obiettivo.
Che c’entrano i problemi della città e le prospettive di sviluppo in tutto questo? Ben poco ed infatti non se ne parla.
Non conta che Viterbo oggi rispetto al 2008 ha saputo superare alcune criticità delle cosiddette società partecipate ed ora si trova in una condizione più favorevole rispetto al passato. Né che ci sono opere in cantiere ed altre che hanno la disponibilità economica per essere realizzate facendo intravedere un lento, ma possibile miglioramento. Gli aspiranti amministratori vanno per le spicce, dopo aver avanzato critiche, valide per tutte le stagioni, vanno al sodo: votateci!
In questa pazza elezione i pericoli arrivano soprattutto da coloro che si propongono come paladini del cambiamento perché gli amministratori uscenti una seppur striminzita sufficienza l’hanno raggiunta, anzi, a dar credito al Sole 24 ore di qualche mese fa, anche qualcosa di più.
Giulio Signorelli delegato Aduc
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