– “Erinna ha tutti i requisiti”.
Ci tiene a sottolinearlo la presidentessa del centro anti violenza Erinna, Anna Maghi, quando parla del nuovo progetto per l’apertura di una casa rifugio.
Quegli importanti requisiti che non erano stati riconosciuti al centro un anno fa, sono stati, invece, approvati dal Dipartimento per le Pari opportunità, che ha finanziato il tutto.
“La casa rifugio – spiega Anna Maghi -, dovrebbe essere pronta entro la fine dell’anno. La lettera dove viene detto che l’anticipo del progetto c’è, è arrivata da quattro giorni. C’è stato qualche intralcio burocratico, ma andiamo avanti. Nell’attesa di questa lettera ci eravamo già portate avanti con la scelta della casa e abbiamo pagato in anticipo l’affitto. Più volte, nel corso di questo tempo, avevamo pensato di rinunciare, ma l’arrivo della lettera ci ha tranquillizzate”.
La casa rifugio è un luogo pensato e riservato alle donne che hanno deciso di uscire da una situazione di violenza. Per motivi di sicurezza proverranno da regioni o province diverse e l’indirizzo sarà a conoscenza solo delle forze dell’ordine.
Nel progetto è incluso anche il centro Erinna che continuerà nel suo lavoro. “A Erinna c’è un lavoro di scoperta della donna, è un luogo che permette alla donna di progettare il suo futuro e di uscire da una situazione di violenza. E c’è anche un’assistenza psicologica gestita dalla dottoressa Monia Marinelli oltre a un gruppo di avvocate dello studio Contu”.
“E’ necessario – sottolinea una delle responsabili Valentina Bruno – che le istituzioni capiscano l’importanza non solo di una casa rifugio, ma anche dei centri anti violenza come luogo che dà la possibilità di uscire da una brutta situazione”.
Prima di questo progetto, tra il 2012 e il 2013, il centro Erinna si è autofinanziato per andare avanti anche se qualcuno ha continuato a sostenerlo.
“Ci sono delle persone che ci hanno a cuore e che fanno qualcosa per noi – afferma Anna Maghi -. Un esempio è il sindaco di Corchiano Battisti Bengasi che è sempre stato molto accogliente con noi ed è stato fondamentale per ottenere la fideiussione nell’ambito del progetto grazie alla lettera che ha presentato come garanzia. Ma anche il sindaco di Tarquinia Mauro Mazzola che ci è stato vicino sia come assessore prima, interessandosi al nostro progetto, che come sindaco poi. Gianmaria Santucci che ci ha procurato un incontro con l’allora assessore Forte.
In quell’occasione – spiega Maghi – sono saltati fuori soldi del 2009, 2010, 2011 stanziati per i progetti come il nostro, ma di cui nessuno aveva usufruito. Bastava che la Provincia ne avesse fatto richiesta. Ci è stato fatto un finanziamento pregresso e con quei soldi abbiamo in parte riparato i nostri debiti e in parte rifinanziato Erinna”.
Servirebbero 20mila euro l’anno per mandare avanti un centro come Erinna e nonostante l’aiuto di Viterbo con Amore, della Carivit – che sosterrà per il primo anno una parte del progetto – del contributo annuale di Unindustria per assicurare alle donne consulenza psicologica e dell’associazione “Ivan Rossi”, andare avanti, sottolinea Anna Maghi, è tutt’altro facile.
“Per il progetto della casa rifugio ci è stata data la prima parte di anticipo, ma la seconda ci verrà data come rimborso solo alla fine del secondo anno del progetto – spiega Valentina Bruno -. Nel frattempo ci impegneremo in un continuo fund raising per riuscire a portare avanti il tutto. Anche perché il finanziamento del progetto casa rifugio vincola per altri due anni oltre i primi due di base”.
Speranze per il futuro? “Che tra due anni – dice la presidente di Erinna – grazie a questo progetto, faremo parte di un registro e dovremmo avere la priorità”.
Elisa Cappelli
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