Riceviamo e pubblichiamo – Il circolo locale del partito democratico torna a parlare di turismo e questa volta oggetto della discussione è la riserva naturale. Un annoso problema, quello della riserva, che fin dalla sua creazione, nel lontano ’97, ha visto scontrarsi duri contestatori e spassionati sostenitori.
Oggi, a distanza di quasi vent’anni un bilancio è necessario. La prima domanda da porsi, a nostro parere è: la riserva funziona? C’è un sito internet dove chiunque può entrare e farsi un’idea. Sul sito l’indirizzo della sede del centro visite è in via del Rivellino, 28, da dove, in realtà, è scomparso da tempo. La sede attuale si trova alle Quercette.
Peccato che il mancato aggiornamento dell’indirizzo sul web non sia la sola carenza del centro: fuori dai cancelli della nuova sede, infatti, nessun cartello riporta gli orari di apertura al pubblico. Immaginiamo il turista che volendo farsi un giro all’interno della Riserva, arrivi in via del Rivellino e non trovando nessuno, anzi trovando un esercizio commerciale al posto del cento visite, chieda un po’ in giro, arrivi fino alla Quercette e qui trovi i cancelli chiusi, senza nessuna informazione. Sicuramente il nostro turista avrà un ottimo motivo per non tornare più a Tuscania e per fare pubblicità negativa della nostra città.
I problemi non sono finiti. Sempre sul sito, cliccando la finestra degli itinerari si apre una pagina bianca e vuota. Nessun itinerario disponibile. E pensare che un’associazione tuscanese, di itinerari, ne aveva individuati 7 diversi: un lavoro frutto di tempo e fatica rimasto sulla carta. Almeno 6 di questi percorsi non sono altro che strade consortili già esistenti, delle quali la Provincia potrebbe in parte finanziare la manutenzione, sollevando dall’onere i proprietari dei terreni.
Tra i “punti di interesse” elencati nel sito internet, figurano l’Acquaforte e le terme. Forse qualcuno dovrebbe dire a chi aggiorna il sito (o a chi non lo fa!) che l’Acquaforte non è attualmente visitabile anzi che l’Acquaforte di fatto non esiste più: completamente inghiottita dalla vegetazione, nonostante i soldi spesi recentemente per il suo recupero. La riserva naturale era e rimane un progetto interessante e un potenziale punto di forza della città.
Così com’è oggi rischia di essere soltanto una pesante zavorra per l’economia esistente e non un trampolino di lancio per il futuro, andando ad aumentare il malcontento tra coloro che puntualmente denunciano i danni alle coltivazioni provocate dai cinghiali, liberi di scorazzare indisturbati, e ai quali dobbiamo dare ragione perché in tanti anni di splendide promesse, ancora fanno fatica a ricevere i rimborsi.
Quanto è costata la riserva a noi contribuenti? Soldi per un sito internet inutile, soldi per ben due sedi del centro visite, soldi per pannelli informativi che non sono mai serviti a nessuno e che oggi sono completamente da sostituire, in parte scomparsi, in parte danneggiati irreparabilmente dall’usura del tempo, soldi spesi per rimborsare gli agricoltori! La prima domanda che ci eravamo posti era se la riserva funzionasse.
La risposta chiunque può darsela da solo verificando quello che vi abbiamo scritto. La seconda domanda è: a cosa serve la riserva oggi? A fare due o tre incontri annuali aperti al pubblico, per discutere del pipistrello o delle vipere. Conferenze, incontri, progetti, che non portano niente alla nostra città. Interessanti? Certamente. Ma non basta. Non serve. Servono risposte più serie alle nostre domande, a quelle dei turisti, a quelle delle future generazioni.
Ci piacerebbe sapere in cosa consista la collaborazione del nostro Comune alla gestione della riserva. Chi detiene la delega all’ambiente ha mai posto le nostre stesse domande a chi di dovere? Ha comunicato il cambio di indirizzo del centro visite? E’ vero, la riserva non dipende dal Comune, ma se non siamo noi ad alzarci ed arrotolarci le maniche per primi dubitiamo che a farlo siano altri.
Circolo Pd Tuscania
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