![]() L’ospedale di Belcolle |
Riceviamo e pubblichiamo – La Ausl Viterbo ha portato all’attenzione delle organizzazioni sindacali e delle Rsu, la proposta di un’area omogenea assistenziale ostreticia di cui all’oggetto sulla quale questa Fials, come anche altre organizzazioni sindacali, hanno espresso parere contrario.
Per quanto ci riguarda, al fine di far meglio comprendere le motivazioni delle nostre osservazioni sull’argomento, si ritiene utile precisare quanto segue:
– Il problema non si è posto sulla opportunità della costituzione delle due aree ostetriche (territoriale e ospedaliera), strumento peraltro utile a garantire prioritariamente le note esigenze degli ospedali di Tarquinia e Viterbo ma, per la procedura a dir poco bizzarra, che si vorrebbe utilizzare per mobilitare alcune ostetriche del territorio.
Questa Fials, ha espressamente dichiarato che l’unica possibilità per mobilitare le ostetriche del territorio e dei consultori, comprese quelle ex ospedaliere, cioè per capirci, quelle che da anni non operano in sala parto, era ed è quella di utilizzare la mobilità ordinaria che come prevede il contratto di lavoro, pone come limitazione esclusiva, che si possa svolgere in un raggio di massimo 25 chilometri. dalla sede di assegnazione originaria.
A sostegno di tale ipotesi durante la riunione, c’è stata anche l’affermazione del direttore amministrativo, che opportunamente ha suggerito di favorire la formazione, l’affiancamento ed il sostegno, affinchè le ostetriche del territorio che avessero perso una certa manualità soprattutto per il parto, potessero riavvicinarsi a detti compiti fondamentali della professione, senza particolari difficoltà.
Sembra che l’intento degli autori della citata proposta, sia stato quello di costruire uno strumento utile ad affrontare anche situazioni di necessità, peccato però, che non essendo omogeneo nella distribuzione dei sacrifici richiesti, gli stessi, ricadrebbero solo sulle 3 ostetriche dell’ex punto nascita di Civita Castellana (chiuso da tre anni) e su quella dell’ ex punto nascita di Acquapendente (chiuso da 12 anni) con la aprioristica e sospettosa motivazione, che sussisterebbe una particolare professionalità o competenza di quest’ultime (assenti dalla sala parto da anni) che vanterebbero nei confronti delle colleghe del territorio (ugualmente assenti dalla sala parto da anni).
Inoltre la disomogeneità della proposta riguarda anche gli effetti negativi che si ripercuoterebbero inevitabilmente, solo sulle importanti attività fino ad ora svolte dalle citate ostetriche, nei rispettivi comuni di Civita Castellana e Acquapendente.
Che cosa si verificherebbe in sostanza? Che in caso di necessità presso l’ostetricia dell’ospedale di Belcolle, verrebbero mobilitate (50 chilometri) solo le ostetriche di Civita Castellana, mentre resterebbero praticamente inamovibili, le ostetriche del Consultorio di Viterbo e del Distretto di Viterbo, che si trovano a poche centinaia di metri da Belcolle, impedendo a quest’ ultime tra l’altro, ogni possibile adeguamento professionale alle tecniche attualmente utilizzate in sala parto.
Stessa situazione toccherebbe per il punto nascita di Tarquinia, dove verrebbe mobilitata l’ostetrica di Acquapendente (70 chilometri) mentre tutte le altre dei consultori limitrofi (Canino-Tuscania, Montalto di Castro e della stessa Tarquinia) continuerebbero a restare prive dell’occasione di recuperare manualità nella gestione dei parti.
In sostanza tale proposta se adottata, determinerà sicuramente:
L’opposizione all’eventuale provvedimento di mobilità delle ostetriche di Civita Castellana ed Acquapendente, per il mancato rispetto delle norme contrattuali e per la palese discriminazione rispetto alle altre colleghe, che si trovano tra l’altro, in sedi più vicine (raggio di 25 chilometri) ai presidi ospedalieri di Tarquinia e Viterbo;
In caso di utilizzazione della mobilità d’urgenza, un esborso aggiuntivo per le casse della Ausl;
La legittima protesta dei sindaci dei Comuni di Acquapendente e Civita Castellana, che vedrebbero ricadere ingiustamente solo sul proprio territorio, i sacrifici non equamente distribuiti con gli altri comuni, per la conseguente riduzione dei servizi ostetrici.
Un danno per l’azienda, che ancora una volta non affrontando un problema alla radice (deroghe per sostituzione del personale assente a vario titolo) crea i presupposti per un deleterio “tappa buchi” e per continuare a gestire la mobilità del personale, in modo molto personalistico, usando due pesi e due misure.
Molto semplicemente, per dare concretezza a tale proposta, ed in attesa delle auspicate deroghe all’assunzione, non sarebbe più utile rispettare il contratto di lavoro e dare seguito alle giuste indicazioni fornite dal direttore amministrativo?
Altrimenti a nostro parere, non resta che ridiscutere sulla sussistenza dei requisiti minimi necessari a mantenere in piedi taluni servizi della Ausl Viterbo.
Vittorio Ricci
Segretario provinciale Fials
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