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Civita Castellana - Edificato nel 1709, collega due parti della città, è famoso per i tanti troppi suicidi

Ponte Clementino bello e maledetto

di Maria Letizia Riganelli
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Il ponte Clementino nel dipinto di Edward Lear

Il ponte Clementino nel dipinto di Edward Lear, custodito alla National Gallery

– Meravigliosamente bello e disperatamente triste.

Sta là sospeso e incatenato tra due pareti di tufo e unisce due facce di Civita Castellana che senza quel ponte poco comunicherebbero.

Ponte Clementino bello e maledetto. Da quei parapetti che danno nel vuoto si contano troppi voli, troppe morti.

Se potesse raccontare… Quanti visi stanchi, quanti voli finiti in schianto ricorderebbe.

Dalla sua costruzione, era il 1709 quando papa Clemente XI decise di costruire il ponte che porta il suo nome, purtroppo è balzato spesso alle cronache, per essere diventato il ponte per altrove. Quell’altrove che sceglie chi non ce la fa più.

Proprio come ha fatto l’altro giorno Gennaro De Luca, operaio disperato che in un attimo ha spiccato il volo dal ponte. E come prima di lui hanno fatto tante altre persone. Negli ultimi due mesi si sono buttati in tre.

Se ne contano, tanti, troppi se si va indietro con gli anni. Giovani, adulti, anziani, donne e giovanissimi. Come era giovane Fabio che da adolescente si sedette di spalle ai bordi del ponte e si lasciò andare nel vuoto.

Quando si sentono le sirene dei soccorsi dalle parti del ponte il primo pensiero di un civitonico è “se n’è buttato un altro”. E non si dice con fare cinico, anzi, quella frase cruda e terribile in se contiene la disperazione, nel non averlo impedito, e la rassegnazione a fatti tragici che purtroppo ciclicamente avvengono.

Leggenda narra che negli anni 70 venivano anche da Roma per fare l’ultimo volo proprio da qui. Sarà stato per quel panorama mozzafiato che si vede dal ponte se ci si affaccia appena: pareti di tufo rosse a contrasto col verde scuro degli alberi che crescono senza logica nella gola. Natura selvaggia mai domata.

O sarà perché quando si decide di farlo si è stanchi e un ponte alto da terra 54 metri rappresenta una garanzia.

E ogni volta che qualcuno si suicida dal ponte Clementino nella cittadina parte il dibattito sulle protezioni da mettere al ponte. Se ne discute sempre e mai si raggiunge un punto comune. C’è chi sostiene che  le protezioni non servono a chi decide di morire, perché semplicemente sceglie un’altra via e chi invece sostiene che siano un ottimo deterrente. Fatto sta che appena passato il lutto nessuno ne vuole più parlare e quel ponte continua a segnare gli anni e i voli, come fa da secoli.

Maria Letizia Riganelli

 

 


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22 maggio, 2013

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