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L'opinione del sociologo - Una analisi delle tre tipologie di viterbesi che si apprestano a votare alle comunali

Se la maggioranza è fatta di “sudditi”…

di Francesco Mattioli
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Francesco Mattioli

Francesco Mattioli

– Diceva Erodoto che nella democrazia, al contrario della monarchia, non ci sono sudditi ma cittadini, e che questi si riconoscono perché contribuiscono a disegnare i destini della propria città.

Domanda: a Viterbo vige questa democrazia? La risposta sembrerebbe affermativa, se è vero che c’è un candidato consigliere comunale ogni 90 abitanti e un candidato sindaco ogni 3700.

Ma vediamo la questione da un altro punto di vista, senza ricorrere ai numeri.

In città – ma anche in altre città, beninteso – convivono tre categorie di elettori.

La prima è quella dei “cittadini”. Si riconoscono perché agiscono volontariamente per il bene comune, si impegnano a fare in modo che la città si muova e cresca nel migliore dei modi, dando un loro contributo, per quanto piccolo, al raggiungimento di questo obiettivo. Queste persone non parlano molto, non esternano in ogni momento, spesso non si occupano di politica, ma sono capaci di rimboccarsi le maniche e di impegnarsi per il bene della città.

Se siete fortunati li vedete all’opera: alcuni fanno il “lavoro sporco”, cioè tengono pulita la strada intorno alla loro casa o al loro negozio, redarguiscono il teppistello che imbratta i muri, mettano dentro i secchi i cartoni e le bottiglie gettati qua e là dai maleducati; altri fanno anche di più, organizzano manifestazioni per promuovere il quartiere, la città, la convivenza comune, la cultura. Nel Nord Italia la specie prospera, a Viterbo dovete essere fortunati a scovarli perché sono pochi; e sono in estinzione, perché la loro abnegazione viene messa a dura prova ogni giorno e rintrona sempre più spesso nella loro testa la domanda: “chi me lo fa fare?”.

Poi ci sono i “sudditi”. Sono tantissimi. Vivono nel ristretto fisico e mentale del loro piccolo mondo, sono quelli che nascondono la polvere sotto il tappeto, non si guardano intorno e se lo fanno ecco che immediatamente si mettono a strillare, chiedendo a gran voce l’intervento di Babbo Potere. Credono che la democrazia consista nell’avere solo diritti e che l’ente pubblico debba loro tutto; credono che una volta pagate le tasse, loro non debbano più nulla alla comunità.

Non li vedrete mai impegnati a fare qualcosa per la cittadinanza; spesso voltano le spalle ai segni del vandalismo, dell’inciviltà, dell’inefficienza scrollando le spalle ed esclamando, con una indignazione che a loro sembra di alto sentire morale: “ ma il Comune, che fa?”. La specie a Viterbo non solo è diffusa, ma è addirittura infestante: cerca tutte le sponde, tutti gli spazi possibili per esprimere le sue lagne, ma guai se le si chiede di fare: perché è ancora quella del “piove, governo ladro”.

Se a costoro si chiede “ e tu come contribuisci?”, giù che ti ripetono che pagano le tasse, che hanno diritto a tutto e che non spetta a loro preoccuparsi di provvedere. E’ particolare il loro atteggiamento nei confronti della rara specie dei “cittadini”: in genere, pensano che questi siano dei fessi o degli illusi; spesso malignano che quei “cittadini” agiscono solo per i propri interessi o per mettersi in mostra; qualche altra volta sono talmente cinici e opportunisti che si accodano ai “cittadini” per dare l’impressione di essere anche loro pronti a darsi da fare. Tuttavia il “suddito”, prima o poi, si accontenta della carota offerta da qualcuno e gli si prostra di fronte, lesto però a lagnarsi nuovamente se tarda la dovuta razione.

La terza categoria è quella degli “incivili”. Non solo non partecipano, ma addirittura fanno danni. Gli adulti penseranno che questa categoria sia particolarmente diffusa fra i giovani, ma si sbagliano e per due motivi: il primo, che certi “giovani” sono stati evidentemente educati all’esempio dei loro cattivi maestri adulti; il secondo, che gli incivili adulti sono una marea. Gli “incivili” li potete scorgere con facilità; a parte i teppistelli che sfregiano proprietà pubbliche e private e lasciano la loro scia di maleducazione per le strade e i giardini pubblici, pensate a quelli che se ne fregano delle norme della circolazione stradale, o a quelli che lasciano le loro putride immondizie e masserizie fuori dei cassonetti, e più spesso in altri luoghi, lungo le strade e nei parchi.

Anche questa specie a Viterbo è in aumento; una ricerca sociologica di alcuni anni fa rivelò che il vandalismo nel Viterbese era maggiore che nel Senese, nel Ternano e nel Reatino. Alcuni degli “incivili” provengono dai “sudditi” più degradati sul piano dell’etica civica, altri appartengono alla sottospecie dei protervi, dei violenti, degli ignoranti e degli imbecilli in servizio permanente effettivo. I più ambigui e pericolosi sono quelli che si giustificano: “avevo fretta”, “ non me ne sono accorto”, soprattutto quelli che lanciano il loro ferale richiamo, tipico della specie: “ eh, che sarà mai”. Dicono così, perché ormai hanno razionalizzato la giustificazione dei loro comportamenti e sono del tutto impermeabili al ravvedimento.

Per chi si candida a sindaco della città il problema è che, se vuole vincere, inevitabilmente deve ingrassare la categoria più numerosa, quella dei “sudditi”. Così ogni candidato sindaco è costretto a promettere le cose più strampalate, magari le meno necessarie, a prendersi la responsabilità di dover soddisfare le lagnanze dei “sudditi” nonostante il forte rischio di non riuscire a completare i suoi programmi, sia per l’inerzia e la resistenza passiva dei sudditi stessi, sia di fronte al dolo e al danno degli incivili. Chiunque diverrà sindaco, sarà oggetto dei lagni e delle critiche dei “sudditi”, che in virtù del loro numero sembrano fare addirittura “opinione pubblica”.

Si dirà: la maggioranza ha sempre ragione. Sbagliato. Questo concetto vale per la maggioranza dei “cittadini”. Andatevi a leggere le pagine di famosissimi studiosi di psicologia dei gruppi (uno per tutti: Serge Moscovici) e scoprirete che la maggioranza non ha sempre ragione, specie se è cieca e si muove come un gregge. Un gregge, appunto, di “sudditi”. E quando la maggioranza ragiona da suddito, cioè ragiona con la pancia, è pronta a consegnarsi al primo che la satolla e farsi suo scudiero e suo scherano.

Forse nessun sindaco potrà permettersi veramente il nuovo; forse nessun sindaco potrà far crescere realmente la città. Magari proverà con qualche azione “demagogica”, di quelle che fanno battere le mani ai “sudditi”, ma guai se proverà veramente ad innovare, guardando al di là della punta del naso del “suddito”. Se così farà, forse non durerà a lungo, e rischierà di essere abbandonato perfino dai suoi, timorosi di perdere il favore della massa. E’ a causa del numero gigantesco di “sudditi” che Viterbo, nonostante i generosi tentativi dei “cittadini”, non è mai cresciuta.

Forse, al di là delle apparenze, chiunque governi Viterbo per i prossimi anni dovrà agire allineato e coperto; all’ombra dei “sudditi” che lo hanno votato e che sono pronti a reclamare sotto le sue finestre la soddisfazione dei loro piccoli sollazzi.

Forse il quadro è così fosco. O forse no. La speranza è che i nostri amministratori siano tutti “cittadini”, che facciano quel che si deve fare per Viterbo senza cedere alla demagogia, infischiandosene di ascoltare i lagni dei “sudditi” e le pretese del loro miope “particulare”.

Francesco Mattioli


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20 maggio, 2013

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