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Riceviamo e pubblichiamo – L’avversione dei pendolari di Viterbo alle fermate intermedie del servizio di Trenitalia tra il capoluogo della Tuscia e la capitale sembra ragionevolmente sostenibile soltanto ignorando le fondamentali esigenze di mobilità del resto degli utenti della ormai superata linea ferroviaria.
Ai pendolari viterbesi che vogliono arrivare Roma in sessantacinque minuti vorremmo fraternamente presentare la realtà di altre comunità che di fatto, con l’orario dello scorso marzo, sono state quasi del tutto escluse dall’utilizzo del treno, e, non avendo altri collegamenti pubblici, non possono raggiungere né Roma né Viterbo e addirittura nemmeno Vetralla.
Certo che per comprendere il problema di mobilità che dilania i tre crociani non motorizzati bisognerebbe vivere a Tre Croci!
E davvero spiacevole che il capoluogo sia servito da così pochi treni diretti, ma sembra antidemocratico e addirittura oltremodo conservatore lasciare a piedi altri concittadini che vivono in una più piccola comunità, solo per ambizione ed interesse particolare.
Non vogliamo credere che la crisi economica e la decadenza morale e culturale, nelle quali il nostro povero Paese è caduto e sta sempre più precipitando, siano tanto profonde e gravi da far dimenticare la solidarietà con il prossimo ed il rispetto dovutogli!
Le fermate aggiunte nel nuovo orario di giugno se scontentano in parte alcuni, amareggiano affatto altri, quali i trecrociani, che restano delusi, a dir poco, dalla quasi totale disattenzione delle loro pur minime richieste presentate civilmente a Trenitalia, direttamente e tramite i politici.
Non ci sono servizi di navetta con la prossima stazione di Vetralla e le fermate Cotral sono lontane, sulla Cassia, e, per di più, la non piccola frazione è tagliata a metà dalla linea ferroviaria da treni che passano due volte ogni ora senza fermarsi.
Tutti gli utenti della linea in questione sono scontenti, ma come si possono accontentare tutti visto che si tratta di una linea in gran parte a binario unico e per di molto lenta perché acclive?
Tirare dalla propria parte una coperta troppo stretta e corta sembra umano e ragionevole fino a quando per coprire i propri piedi non si lascino del tutto scoperti i più sfortunati che forzatamente dividono il letto con noi.
Una maggiore solidarietà sarebbe sufficiente per affrontare con qualche successo la palese insufficienza di quanti, tecnici e politici, sono preposti, senza apparente efficacia, a soddisfare le pur minime esigenze di una popolazione di uno stato civile e democratico.
Alfredo Moretti
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