Riceviamo e pubblichiamo – Lavoro come operatore sociosanitario a Villa Santa Margherita, a Montefiascone, e come molti non sanno, facciamo parte della grande famiglia della sanità privata gestita da congregazioni religiose.
Sì. Siamo quelli del buco da 600 milioni di euro, ma non quelli dell’Idi di Roma e di Villa Paola di Capranica. Siamo quelli che continuano a lavorare, senza prendere lo stipendio. Quelli che stanno alla periferia e che non finiscono nei titoli di testa dei giornali.
Quelli che hanno portato un po’ di soldi freschi a Roma, perché la struttura di Montefiascone è anzi era economicamente sana. Siamo quelli poco sindacalizzati che parlano ancora di padrone e non di datore di lavoro. Quelli che non si iscrivono al sindacato perché il frate non sarebbe contento. Siamo quelli che sperano di prendere lo stipendio a giorni perché i nuovi commissari non ci lasceranno senza per sette mesi come è accaduto all’Idi di Roma.
Siamo quelli senza voce. Siamo quei lavoratori non pagati da una finta sanità privata, perché, così per informazione, tutte le strutture accreditate percepiscono i soldi dalla sanità pubblica, quindi da quella che paghiamo noi con le tasse.
Siamo quelli che hanno un contratto diverso. In parole povere prendiamo meno soldi dei nostri corrispettivi pubblici e abbiamo meno diritti, tutto questo perché la politica non ha mai detto ai cosidetti imprenditori della sanità privata – ma molto pubblica- se vuoi avere l’accreditamento paga i tuoi dipendenti come io pago i miei.
Non è un regalo da poco quello che i politici hanno fatto a preti, suore e laici. Per inciso, il regalo lo abbiamo pagato tutti, personalmente due volte, con le tasse e con il mio sottopagato lavoro.
Adesso tutta la sanità pubblica ma privata del Viterbese sta in crisi, e mentre la magistratura scopre che certi personaggi della sanità privata hanno fatturato ma non erogato prestazioni, altri che hanno assunto pure l’amico dell’amico dell’amico per avere più vantaggi economici, altri che hanno ottenuto accreditamenti dalla Regione che non avrebbero potuto avere, ecco adesso scoppia la bolla.
Quelli che pagheranno saranno sempre i soliti. Saranno gli ultimi. Quelli che lavorano e basta. Non quelli che vanno a cena o a pranzo con il politico di turno. Non quelli che hanno fatto gli imprenditori con i soldi della sanità pubblica.
Chi pagherà saremo noi e poi anche voi, perché non potremo non salvare questa finta sanità privata. Non potremo lasciare a casa centinaia di persone, perché né la politica né i sindacati avranno mai il coraggio di dire che la sanità è solo pubblica. Non avranno mai il coraggio di togliere a questi finti imprenditori gli accreditamenti, perché questi hanno potere, il potere di muovere i voti, di far eleggere o meno i presidenti di regione, assessori, sindaci.
Buon Primo Maggio.
Dina Mugnai
Operatore socio sanitario
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