![]() Elezioni – Un seggio |
(m.l.r.) – Diciassettemila quattrocento ventidue. Più degli abitanti di Santa Barbara, più dei residenti del centro storico.
Tanti sono gli elettori che non hanno voluto nemmeno prendere in mano la matita per scegliere uno dei 14 candidati sindaco di questa tornata elettorale. Tanto pesa l’astensionismo in questa tornata elettorale.
Loro, il partito dei 17mila, non ci hanno nemmeno pensato. Hanno semplicemente scelto di non scegliere. E sono di gran lunga il partito più grande. Il Pd non arriva a settemila.
E alla fine dei giochi sono stati determinanti. E potrebbero esserlo ancora di più nel turno di ballottaggio del 9 e 10 giugno che vedrà contrapposti il sindaco uscente Giulio Marini e Leonardo Michelini.
Tra domenica 26 e lunedì 27 maggio sono stati 35.979 i viterbesi che si sono recati alle urne, il 67,38% dei 53.401 che avrebbero potuto farlo. Un’affluenza tra le più basse mai registrate a Viterbo. Cinque anni fa, per l’elezione del sindaco, l’affluenza fu dell’85,68, ma c’erano, va detto, le politiche. Nel 2013 a Viterbo gli elettori calano drasticamente di oltre 18 punti percentuali (18,31% per l’esattezza). Di certo a spingere gli elettori a restare lontano dai seggi non sono stati il mare e il bel tempo. Questa volta, chi non ha votato ha deciso semplicemente di non farlo. E non c’è stata l’onda lunga di Grillo a trascinare i più riluttanti.
Quei 17mila viterbesi sono un partito non organizzato che ha agito. Ha detto no a tutti e 14 i candidati. Ha detto no alla politica, quella che ha governato fino ad ora e quella che prometteva miracoli per il futuro.
Hanno vinto loro? Per il momento no, ma pesano, e sul bilancio elettorale pesano più di chiunque altro. Pesa quel vuoto che hanno lasciato.
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