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Elezioni comunali 2013 - Altro dibattito fra i candidati sindaco, impegnati nello spiegare la loro ricetta per la città

“Viterbo non si può chiudere con le porte…”

di Giuseppe Ferlicca
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Diego Gaglini, Ugo Biribicchi e Daniele Cario

Diego Gaglini, Ugo Biribicchi e Daniele Cario

Michele Bonatesta

Michele Bonatesta rientra sul palco

Renzo Poleggi e Diego Gaglini

Renzo Poleggi e Diego Gaglini

Marco Prestininzi

Marco Prestininzi

Andrea Scaramuccia

Andrea Scaramuccia

Chiara Frontini

Chiara Frontini

Gianmaria Santucci

Gianmaria Santucci

Gianluca De Dominicis

Gianluca De Dominicis

Leonardo Michelini

Leonardo Michelini

Fausto Pace e Andrea Scaramuccia

Fausto Pace e Andrea Scaramuccia

Renzo Poleggi

Renzo Poleggi

Ugo Biribicchi

Ugo Biribicchi

Il pubblico presente al dibattito

Il pubblico presente al dibattito

Filippo Rossi

Filippo Rossi

– Non c’è Pace fra i candidati sindaco. Altro (in)Fausto dibattito con i quattordici in corsa per palazzo dei Priori, con il moderatore, Fausto Pace, che ha dovuto metterci tutto il suo mestiere per tirare fuori qualcosa che fosse in grado di conquistare la platea (fotogallery).

Come per i due precedenti appuntamenti, nemmeno stavolta s’è visto lo schieramento al gran completo d’aspiranti sindaci: mancavano Giovanni Adami, che ha detto no fin dall’inizio e Giulio Marini, a Torino per la Macchina di Santa Rosa.

Senza il sindaco uscente, il dibattito organizzato dalla Pro Loco a tratti ne ha risentito è il moderatore se n’è accorto: “Vi vedo un po’ mosci”.

Non era moscio il pubblico, invece. Teatrotenda quasi pieno, più di cento i presenti, in gran parte sostenitori dei candidati, qualcuno pure ben attrezzato, con scritte e cartelli. Dieci e lode a Chiara Frontini per l’organizzazione.

Ma a condizionare fortemente l’incontro è stato un episodio: Michele Bonastesta e Daniele Cario sono arrivati alle 17. Così hanno letto nell’invito, sostengono. Cos’è successo?

E soprattutto, sono arrivati in ritardo loro o hanno cominciato in anticipo gli altri?

Con così gravi interrogativi che girano per la testa, impossibile riuscire a prestare attenzione a quanto detto sul palco.

Sulla cultura, ad esempio: Leonardo Michelini come primo provvedimento pulirebbe le fontane e risistemerebbe Ferento, spesa preventivata 25mila euro. Il candidato del centrosinistra è l’unico che si attiene pedissequamente alla domanda, fornendo anche la cifra stimata per quanto vorrebbe realizzare.

Gli altri volano più alto. Gianluca De Dominicis pensa alle frazioni, non solo al centro e sposterebbe lì iniziative come il teatro tenda.

Gianmaria Santucci si preoccupa dei negozi chiusi nel centro. Ci sono più vetrine con i candidati, che attività aperte.

Filippo Rossi vorrebbe togliere la tassa sul suolo pubblico per favorire iniziative, Chiara Frontini darebbe spazi alle associazioni culturali, a patto che organizzino iniziative durante l’anno, mentre Scaramuccia ribadisce il suolo pubblico gratuito, ma per gli operatori.

Marco Prestininzi abbina la cultura al lavoro e vorrebbe far lavorare guide nei centri storici e poi userebbe la falce senza martello per tagliare le erbacce. Per Renzo Poleggi il tempo delle parole è finito. Ora comincia quello dei pensieri? Diego Gaglini punta su festival da allestire in zone oggi trascurate, come corso Italia.

Parole al vento, perché la notizia sulla stampa sarà un’altra: Michele Bonastesta furioso che lascia il palco perché non solo gli è stato recapitato un invito con orario sbagliato, ma nemmeno gli danno la parola subito per recuperare. L’ex senatore se l’è presa non poco per lo sgarbo e a dimostrazione del fatto che aveva ragione, invia successivamente una mail alla redazione, con l’inoltro dell’invito ricevuto. Per le 17.

Alla fine si convince a rimanere, con somma gioia di tutti, in particolare dei sostenitori di Chiara Frontini.

Quando si parla di municipi da costituire nelle frazioni più grandi di Viterbo, Bagnaia, San Martino e Grotte Santo Stefano, l’ex senatore ha il coraggio dell’ovvietà, ovvero dire che la costituzione dei municipi è vietata per legge. Apriti cielo.

Per i frontiniani è un colpo troppo duro da sopportare, quindi si alzano e se ne vanno. Lasciano un vuoto, non nei cuori, ma nella sala.

Altro tema dibattuto è quello dell’arsenico e per risolverlo, Daniele Cario è disposto a tutto, anche a rinunciare a Caffeina. Perché pare che non leghi molto con l’arsenico. Ugo Biribicchi, invece, ritiene che si debbano cercare risorse idriche alternative. Lui, spiega, non ha bacchette magiche, non è Harry Potter e non è un ingegnere minerario come Michelini. Quindi bisogna votare lui?

Ma la vera notizia della serata è un’altra e arriva a fine incontro: Viterbo non si può chiudere con le porte. Frase pronunciata da un candidato, ma che deve diventare patrimonio di tutti.

Anche se per completezza d’informazione, il dibattito si è chiuso con ciascuno dei candidati (quelli rimasti) a spiegare ai presenti perché dovrebbero votarli. Motivazioni omesse. Non vorremmo convincere gli elettori a fare l’esatto contrario.

Sempre per completezza d’informazione, il dibattito è stato ben più articolato rispetto al resoconto esposto. Che non ha la pretesa d’essere esaustivo, come forse qualche candidato vorrebbe, confondendo un articolo con un dettato.

Giuseppe Ferlicca 

 


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18 maggio, 2013

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