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Viterbo - L'azienda ha chiesto la cassa integrazione - Dipendenti senza stipendio da due mesi

Esattorie, trentotto lavoratori a rischio

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Giulio Marini

Giulio Marini 

– Esattorie, trentotto dipendenti a rischio. Dal dieci giugno i lavoratori dovrebbero entrare in cassa integrazione a zero ore. La società che per il Comune riscuote le tasse ieri ha ufficializzato la richiesta degli ammortizzatori sociali.

Provvedimento che riguarda complessivamente 108 dipendenti fra Molise e Lazio e determinato da scelte che starebbero mettendo in difficoltà la società, tanto da non avere liquidità per gli stipendi.

Il comune di Isernia, infatti, ha deliberato di voler svolgere in proprio il servizio finora portato avanti da Esattorie, internalizzandolo. A Viterbo il Comune non ha preso nessuna decisione in questo senso e il servizio rimane alla società, ma i problemi molisani si ripercuotono comunque nella Tuscia, con i lavoratori senza stipendio da due mesi.

“L’azienda è di Isernia sta trattando la vicenda lì – dice Marini – noi non abbiamo chiesto di riportare all’interno dell’amministrazione il servizio. Sono altri comuni ad averlo fatto.

La trattativa sindacale è lì.

Anche se dal 30 giugno non si sa ancora cosa dovranno fare gli enti locali, c’è un vuoto normativo. Daranno una proroga e i servizi rimarranno esternalizzati? Chi ha già scelto di riportare le riscossioni all’interno dell’amministrazione, gestendole direttamente, lo ha fatto forse per anticipare la situazione”.

Il problema a Viterbo rimane: “Ho fatto una relazione inviata alla prefettura, come mi è stato chiesto di fare. E’ chiaro che siamo preoccupati per il contesto generale. Se il quadro normativo dovesse porre le attività in corpo ai comuni, non esisterà più un progetto di collaborazione privata con queste aziende.

Questo contesto crea preoccupazione. La riscossione come si fa? Con chi? Per non parlare delle difficoltà da parte dei cittadini che in questa fase di crisi si vedono recapitare le sanzioni.

Comunque sto seguendo la vicenda da tempo, siamo attenti e seguiremo gli sviluppi”.

Pure con un incontro informale con la responsabile, Sandra Marcucci: “Il problema è serio e a livello nazionale riguarda seimila dipendenti – spiega Marini – se al 30 giugno non ci sono prospettive per questo tipo d’aziende, è naturale che si preparino a chiudere. Occorrono leggi ad hoc per salvaguardare il personale.

Pure le amministrazioni locali vivono la stessa incertezza, chi svolge il servizio? Va internalizzato? Mi auguro che il governo possa prendere coscienza del problema e intervenire”.


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7 giugno, 2013

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