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'Ndrangheta - Salvatore Galluzzi, rinchiuso a Mammagialla, tra gli indagati di spicco dell'operazione Stop

Il detenuto viterbese braccio destro del boss

di Stefania Moretti
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Salvatore Galluzzi, detenuto nel carcere di Viterbo

Salvatore Galluzzi, detenuto nel carcere di Viterbo

E’ Salvatore Galluzzi l’unico arrestato viterbese dell’operazione Stop.

37enne, nato a Rossano Calabro, con una condanna definitiva a quindici anni da scontare a Viterbo, Galluzzi è da tempo detenuto a Mammagialla.

La nuova ordinanza di custodia cautelare lo ha raggiunto ieri al penitenziario viterbese, dov’è detenuto per traffico di droga e armi.

L’indagine “Ombra” aveva già accertato la sua vicinanza agli ambienti ‘ndranghetisti. La nuova inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ha fatto ancora di più. I magistrati gli riconoscono ufficialmente un ruolo di primo piano nella cosca Acri-Morfo’ di Rossano.

Galluzzi era vicinissimo al boss Nicola Acri. Dei 28 arrestati dai carabinieri del Ros e di Cosenza, solo in quattro sono paragonabili per importanza al detenuto viterbese. Ma Galluzzi ha un valore aggiunto: spicca per essere il braccio destro di Acri. Colui che ne aveva raccolto l’eredità dopo il suo arresto, prendendo le redini della ‘ndrina rossanese.

Un controllo capillare delle attività commerciali, quello portato a galla dall’operazione Stop. La cosca, oltre a gestire dall’alto la vendita del caffè, sarebbe stata in grado di imporre marche e fornitori alle attività commerciali. Un predominio ottenuto e mantenuto anche attraverso l’arsenale di armi su cui la cosca poteva contare: kalashnikov, pistole e fucili comuni e da guerra. E, infine, il filone delle elezioni pilotate: la cosca avrebbe avuto anche il suo candidato di fiducia al consiglio comunale di Rossano, un avvocato che esercita la professione in Calabria. Per costringere gli elettori a votarlo il cartello non avrebbe esitato a usare metodi violenti: un elettore sarebbe stato picchiato.

Quaranta milioni il valore complessivo dei beni sequestrati. Appena cinque mesi fa, lo stesso Galluzzi era stato destinatario di un provvedimento analogo, da parte degli inquirenti di Catanzaro. Il tribunale di Rossano emise un decreto di sequestro di un milione di euro tra case, automobili e attività lavorative riconducibili a Galluzzi e alla sua famiglia. Gli accertamenti, condotti a partire dal ’94, erano andati avanti fino al 2010. Il tenore di vita della famiglia Galluzzi risultava di molto superiore al reddito dichiarato.

Stefania Moretti


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20 giugno, 2013

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