Riceviamo e pubblichiamo – “Si è insediato da appena dieci giorni, eppure scopriamo che, secondo alcuni organi d’informazione locali particolarmente attenti a registrare e propagandare ogni minimo starnuto proveniente da Palazzo dei Priori, il neo sindaco Leonardo Michelini possiede la bacchetta magica.
Eh sì, sembra che in una sola settimana abbia trovato la soluzione ad ogni emergenza, ad iniziare da quella dell’arsenico.
Scopriamo infatti che il neo sindaco ha in mente una soluzione definitiva, capace di risolvere il problema dell’arsenico nelle acque destinate al consumo umano, evitando che i Comuni possano trovarsi costretti in futuro ad emettere altre ordinanze di non potabilità.
Ebbene, quale sarebbe questa soluzione epocale? Niente meno che quella di utilizzare l’acqua del lago di Bolsena, per dar luogo ad un processo di miscelazione in grado di ricondurre i parametri di arsenico al di sotto della soglia di legge.
Michelini arriva a sostenere che, l’acqua del bacino del lago di Bolsena sarebbe sufficiente per tutta la città. Ideale geniale, non c’è che dire!
Peccato però che la stessa, identica idea sia stata proposta già due anni fa dall’Amministrazione Provinciale alla Regione per risolvere il problema su tutto il territorio senza che, gli stessi giornali che oggi elogiano il sindaco di Viterbo per la sensazionale scoperta, abbiano mai dato il minimo risalto alla notizia.
Michelini dichiara oggi che i dearsenificatori possono rappresentare soltanto una soluzione di carattere provvisorio in grado di tamponare l’emergenza nell’immediato, ma senza sradicare il problema alla radice. E’ ciò che il sottoscritto e l’Amministrazione Provinciale vanno ripetendo da quando, dopo anni di totale disinteresse, la Regione nel 2010 si è accorta che l’ultima proroga stava scadendo e che era necessario correre ai ripari.
La Provincia di Viterbo propose all’epoca due diverse soluzioni.
La prima prevedeva proprio di utilizzare l’acqua del lago di Bolsena, sollevandola fino a Montefiascone per poi distribuirla a caduta sull’intero territorio provinciale, dando luogo ad un processo di miscelazione. Mescolando l’acqua del lago a bassa concentrazione di arsenico, circa 3 microgrammi litro, con quella di pozzi e sorgenti si sarebbe ottenuta acqua perfettamente a norma ben al di sotto della soglia di 10 microgrammi litro fissata dalla direttiva europea.
Questo progetto però presentava un ostacolo di fondo, rappresentato dall’oggettiva difficoltà di interconnettere l’intero sistema idrico provinciale.
Il secondo progetto, avanzato su proposta dell’Università degli Studi della Tuscia, prevedeva invece la messa in campo di un accurato sistema di ricerca di acque superficiali a basso contenuto di arsenico. Entrambi le soluzioni prospettate, furono a suo tempo presentate in una specie di libro bianco inviato a tutti gli enti competenti. I progetti c’erano, mancavano però i finanziamenti.
La Provincia non ha mai avuto, e continua a non possedere, alcuna competenza diretta nella risoluzione del problema ma si è preoccupata comunque d’individuare ed offrire ipotesi di soluzioni adeguate e soprattutto fattibili.
La Regione ha ritenuto prioritario investire sulla realizzazione dei dearsenificatori, soluzione che, come evidenzia giustamente anche Michelini, può solo servire a tappare il buco, non certo a riparare la falla. Non essendosi attivata a suo tempo e trovandosi nella necessità di dover fronteggiare l’emergenza, la Regione si trova oggi a spendere 37 milioni di euro per una soluzione che di fatto argina, ma non risolve, la situazione.
Il neo sindaco dunque non ha inventato nulla che già non fosse stato pensato e proposto. Nei giorni scorsi in Provincia ci siamo nuovamente incontrati con gli esperti dell’Università della Tuscia per riprendere e rilanciare il progetto di ricerca sulle acque superficiali.
Ci fa piacere sapere che il progetto relativo alla miscelazione è condiviso, apprezzato e sostenuto anche da Michelini.
Tuttavia la volontà, da sola, non è sufficiente, servono i soldi che finora però la Regione ha preferito dirottare su altri discutibili interventi. Spero comunque vivamente di poter incontrare quanto prima il sindaco di Viterbo per discutere ed approfondire insieme a lui i termini della questione, individuando, se possibile, una linea d’azione condivisa anche dalla Regione Lazio”.
Paolo Equitani
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