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Operazione Jimmy - Ex militanti di estrema destra condannati a sette e sei anni e mezzo

Pistole in pugno, rapinavano banche

di Stefania Moretti
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Massimo Mariani

Massimo Mariani 

Manuel Ovidi

Manuel Ovidi 

I rapinatori disarmano il vigilantes

Rapina del 12 gennaio 2011, i rapinatori disarmano il vigilantes 

Le immagini degli altri colpi

Le immagini degli altri colpi 

La fuga sui maxiscooter

La fuga sui maxiscooter 

Fuggivano su maxiscooter dopo rapine a mano armata. 

Con questa accusa il tribunale di Viterbo ha condannato Massimo Mariani e Manuel Ovidi, 40enni pregiudicati, ex militanti dell’estrema destra romana arrestati nell’operazione Jimmy. Per gli investigatori erano “professionisti delle rapine”: spregiudicati, freddi e organizzati, assaltavano le banche della Tuscia e sparivano su scooter modificati. In testa avevano zuccotti o caschi da motociclista. In mano, la pistola.

La sentenza del collegio presieduto da Gaetano Mautone (a latere Eugenio Turco e Rita Cialoni) è arrivata oggi alle 16, dopo cinque ore di udienza e due di camera di consiglio. Sette anni a Mariani e sei e mezzo a Ovidi per tre rapine: due alla Bcc di Capranica a Oriolo Romano (9 agosto 2010 e 3 gennaio 2011) e una al Monte dei Paschi di Siena di Vetralla (12 gennaio 2011).

Soprattutto la Bcc fu oggetto di sistematiche scorrerie: dall’aprile 2010, fu svaligiata tre volte in nove mesi, per un bottino totale di circa 120mila euro. Proprio per questo la banca ha chiesto 20mila euro di danni tramite il suo avvocato Alessandra Ortenzi.

Alla raffica di rapine a Oriolo, seguì il colpo all’Mps di Vetralla, con la minaccia a un vigilantes, immobilizzato e disarmato. E, infine, la rapina sventata a Manziana, che portò all’arresto di Ovidi, del “palo” Albertazzi e del giornalista Pannullo, che aveva messo a disposizione la sua casa per farne la base logistica del gruppo.

Il pm Fabrizio Tucci ha chiesto l’assoluzione per la rapina del 9 agosto a Oriolo e per l’accusa di associazione a delinquere. La pena calcolata per tutto il resto è di dieci anni di reclusione, ha spiegato il pm nella sua requisitoria di oltre un’ora, servita a ripercorrere tutti i passaggi dell’indagine. E’ il comandante dei carabinieri di Bassano Romano a pensare per primo a Mariani. L’ex militante di estrema destra, con precedenti per tentato omicidio, si era trasferito nel piccolo centro viterbese da qualche anno. Dopo il colpo del 3 gennaio, è verso Bassano che fuggono i maxiscooter con i rapinatori a bordo. Ma di Mariani non c’è traccia: è scappato in Spagna. I carabinieri lo scoprono piazzando un rilevatore gps nel seggiolino del figlio, speditogli a Valencia. E’ così che arrivano a lui, dopo l’arresto di Ovidi & Co..

Di quelle rapine fulminee, il pm esibisce in aula su maxi schermo i filmati delle telecamere delle banche. Immagini che per le difese lasciano il tempo che trovano: gli avvocati Sandro D’Aloisi e Alessandro Cacciotti puntano sul carattere indiziario del processo. “Nessun testimone ha riconosciuto con certezza gli imputati. Mariani e Ovidi sono somiglianti, ma non identici ai soggetti che compaiono nei filmati”. E poi le “intercettazioni telefoniche e ambientali travisate dall’accusa”, “i caschi integrali con una visiera a specchio che non c’era”, “le descrizioni dei testimoni che si scontrano con la realtà”.

Più di due ore di arringhe appassionate che non hanno sortito l’effetto sperato. Il collegio ha assolto entrambi dall’associazione a delinquere; Mariani dalla rapina del 9 agosto a Oriolo e Ovidi dalla minaccia al vigilantes. Per tutto il resto, condanna rispettivamente a sette e sei anni e mezzo di reclusione, multe da 3mila e 2400 euro, interdizione perpetua dai pubblici uffici. Le difese aspetteranno le motivazioni per fare appello.

Stefania Moretti


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17 giugno, 2013

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