Riceviamo e pubblichiamo – Come più volte evidenziato, il pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle presenta numerose criticità che influiscono negativamente sulle prestazioni e sulla percezione che i cittadini hanno del servizio sanitario erogato nella Ausl di Viterbo.
Sarebbe auspicabile un serio confronto, per individuare possibili soluzioni anche ricorrendo, a cambiamenti organizzativi in rapporto anche alla insufficiente disponibilità di posti letto.
Il numero elevato ed in costante crescita, delle denunce presentate a tutti i livelli, dagli operatori sanitari del Pronto Soccorso di Belcolle, che subiscono spesso aggressioni fisiche e verbali da parte di cittadini inferociti, la mancanza di un reale supporto nelle 24 ore, di personale addetto alla pubblica sicurezza, per la tutela dei pazienti e degli operatori, determina un quadro devastante di un servizio, totalmente abbandonato a se stesso.
Eppure, avevamo più volte segnalato ai vari direttori e commissari della Ausl Viterbo, che si sono avvicendati in questi anni, come la quantità degli accessi al pronto soccorso di Belcolle, mediamente oltre i 150 giornalieri, siano equiparabili a quelli del pronto soccorso dell’ospedale S.Andrea di Roma, dove però, il numero degli operatori sanitari addetti è circa il doppio, mentre il livello organizzativo e di sicurezza nei presidi romani per non dire del nord Italia, risulta di gran lunga migliore. In tale situazione, data la totale inconcludenza organizzativa degli organismi responsabili, nell’approntare interventi utili ( incremento dell’organico anche con varie modalità contrattuali) ci costringe a richiamare, quanto stabilito dalla legge n.81/2008 per gli aspetti legati alla tutela psico-fisica dei lavoratori per i quali gli organi competenti hanno il dovere di compiere i necessari interventi.
E’ bene ricordare, che a Belcolle è ubicata la cosiddetta “ osservazione breve” con 11 posti letto monitorati e con 4 posti letto di osservazione breve intensiva che presenta un occupazione di pazienti gravi pressoché totale.
Mentre restiamo in attesa di conoscere gli interventi che riterranno più opportuni, il personale medico, infermieristico ed ausiliario, continua a sopportare un carico di lavoro non più sostenibile, l’esposizione a rischi di ogni genere e grado, e quindi, nelle more di concreti e significativi provvedimenti, non può che declinare ogni responsabilità che a causa di quanto sopra descritto, possa dar luogo ad eventi dannosi per i pazienti e per se stessi, direttamente od indirettamente dipendenti da cause riconducibili a tale grave situazione.
Roberto Melchiorri
Consigliere provinciale Federazione italiana autonoma lavoratori sanità
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