Riceviamo e pubblichiamo – L’edilizia scolastica è uno de settori di maggior sofferenza della scuola italiana che preoccupa i cittadini, il personale e richiede un serio impegno da parte delle amministrazioni locali le quali, per effetto della legge 23/1996, hanno competenza in questa materia.
Capita invece che moltissimi edifici scolastici non risultano conformi alle norme vigenti in materia di sicurezza e di prevenzione degli incendi.
Questo problema ha diffusione nazionale, ma a Viterbo raggiunge estremi di grave criticità, in particolare per quanto riguarda la prevenzione degli incendi: gli edifici scolastici viterbesi dotati di Cpi (certificato di prevenzione incendi) sono rarissimi e questo determina un duplice problema, quello della sicurezza e quello dell’effettiva agibilità.
Dopo decenni di incuria il problema sta esplodendo ora, come denunciano i dirigenti scolastici: in pochi mesi sono già due i dirigenti sanzionati dai Vigili del Fuoco, fra l’altro, per aver reso agibili gli edifici in assenza di cpi non aver attuato le cosiddette “misure sostitutive”.
E quali sono queste misure sostitutive del fatto che l’edificio non è in regola con le norme antincendio ? Qui le norme non sono molto chiare ma per moltissimi esperti e molti comandi dei vigili del fuoco l’unica misura adeguata sarebbe la drastica riduzione delle persone contemporaneamente presenti nell’edificio privo di CPI; ma questa misura impone una sola via d’uscita: fare i doppi turni (tipo 100 la mattina e 100 il pomeriggio). Sfortunatamente molti edifici viterbesi ospitano da 500 a 800 alunni e questo determina due scenari piuttosto inquietanti: l’anno scolastico non è sufficientemente lungo per permettere agli alunni di raggiungere i limiti minimi di frequenza obbligatoria per la validità dell’AS; le scuole di Viterbo non sono più sufficienti ad accogliere la popolazione scolastica. Senza contare il fatto che i dirigenti scolastici sono costretti a pagare per le inadempienze degli amministratori locali.
Come si vede siamo di fronte ad un vero corto circuito istituzionale che va risolto.
La Flc Cgil di Viterbo sarà a fianco dei Dirigenti Scolastici, del personale della scuola, degli studenti e delle famiglie perché si affronti la questione prima della ripresa dell’anno scolastico 2013/14.
Queste le proposte immediate:
Richiesta, al dirigente del XIV ambito territoriale del Usr del Lazio, Francini,
di effettuare un monitoraggio sulle condizioni di sicurezza delle scuole (certificati di agibilità, certificati prevenzione incendi, scale esterne di sicurezza, impianti idrico antincendio,, conformità impianto elettrico, documento valutazione dei rischi),
di convocare, entro due settimane, un tavolo congiunto con le OOSS e i soggetti istituzionali coinvolti, Vigili del fuoco, provincia, rappresentante dell’Anci perché si definisca unitariamente il concetto di misure compensative, si stabilisca un percorso temporale di soluzione del problema, si eviti il blocco della didattica, si dia tranquillità ai dirigenti scolastici, si interessino i livelli superiori perché la sicurezza degli edifici e l’edilizia scolastica sono un problema nazionale.
Richiesta, alle altre organizzazioni sindacali, di un incontro unitario con i Dirigenti Scolastici per fare il punto della situazione e sollecitare, ulteriormente, gli enti locali ad attivarsi per dare soluzione definitiva al problema;
Richiesta unitaria, alle amministrazioni locali, di un radicale cambio di politica in questo ambito.
Se non si trova una soluzione, a settembre potremmo ritrovarci con una scuola bloccata
Giuseppe di Russo
segretario generale Flc Cgil Viterbo
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