– Attivart in collaborazione con pro loco Valentano e Comune di Valentano presenta
“I giorni dell’arte”
Valentano – Cortile d’Amore – Rocca Farnese 12, 13 e 14 luglio
Venerdì 12 – ore 18,30
Questa terra è sacra per il nostro popolo. Proteggiamola e non ci scordiamo mai com’era quando ne prendemmo possesso…
Noi isola-paesaggio
Allestimento pittorico di Ireneo Melaragni
Ireneo fissa la dolce incantagione
dello skyline delle pendici volsini e
il suo paesaggio-madre
come un valore per il futuro
con un omaggio al M° Vincenzo Rivoglia
Oppressit me dolor – Cantata per Soli, Coro e Orchestra (ascolto di brani)
a seguire…
Allo sterminio dei campi
Omaggio-paesaggio per Andrea Zanzotto
di e con Antonello Ricci
e con la Banda del Racconto
(Pietro Benedetti, Olindo Cicchetti e Alfonso Prota)
“Dai campi di sterminio allo sterminio dei campi.
In questo aforisma fulminante
la tragedia mutante e consumista del Nord del mondo”.
Dodici nuove tele del maestro Ireneo Melaragni. Ciascuna tela un’isola-opera compiuta. Tutte insieme un paesaggio.
Dodici tessere che dettano un discorso, unico e continuo, nello spazio e nello sguardo.
Attraverso la sapiente esplorazione dei bianchi cui ci ha abituato ormai da qualche anno, con inconsueta conversione del suo tipico materico-informale verso profondità figurativo-paesistiche di tenore classico, il nuovo allestimento di Melaragni fissa la dolce incantagione dello skyline delle pendici volsinie (il suo paesaggio-madre) come un valore per il futuro.
Una veduta a 360 gradi dal cuore del lago di Bolsena (dalle isole Martana e Bisentina) ricomposta per il pubblico da un ideale belvedere nel misurato armonioso spazio del Cortile d’Amore di Rocca Farnese a Valentano.
Il paesaggio come lavoro dei secoli, come dialogo uomo-natura. Il paesaggio come scrigno-tesoro. Una volta di più con Federico Fellini: “Un paesaggio può, con una linea, un gesto di colline, salvare addirittura una persona”.
Dai campi di sterminio allo sterminio dei campi. In questo aforisma fulminante, la tragedia mutante e consumista del Nord del mondo.
La storia umana riletta-ridimensionata ai battiti di un tempo sovra-storico, misurato, con Leopardi, su quello di rocce e stelle.
Soprattutto negli ultimi due decenni, non c’è stato poeta italiano più vigile di Andrea Zanzotto rispetto alle derive culturali e alle mutazioni antropologiche indotte nel vivo tessuto della vita sociale dalle accelerazioni venefiche del turbocapitalismo.
Nessuno più di lui capace – e coraggioso – di denunciare, attraverso la dolente perfezione del verso, i devastanti effetti locali di dinamiche economiche globali.
La limpida e aspra poesia di Zanzotto. Al tempo stesso, un ostinato inno alla vita e la ferma denuncia di un genocidio culturale: omologazione linguistica, febbre consumista, avvelenamento ambientale, sterminio dei campi, devastazione della bellezza del paesaggio, speculazione energetica, consumo del suolo a fini ottusamente speculativi.
Come nel nord-est di un progresso come falso progresso, così nella Tuscia-Cenerentola scordata…
Zanzotto e la sua voce poetica saranno raccontati e cantati da Antonello Ricci e dalla Banda del Racconto, nella straordinaria desueta cornice del Cortile d’Amore a Valentano. Un omaggio al nuovo allestimento di Ireneo Melaragni, artista quanto mai inscrivibile, tra presente remoto e progresso scorsoio, in un paradigma tutto zanzottiano.
Andrea Zanzotto da Pieve di Soligo
Poeta di filò: veglie di contadini veneti, nelle stalle d’inverno, ma anche interminabili discorsi che servono a far passare il tempo. E nient’altro.
Poeta geologo d’infanzie petel e borborigmi, di rabdomanzie e carotaggi dai sottosuoli della lingua, di canto popolare ascoltato-salvato come oltranza del suono e inadempienza della scrittura.
Poeta speleologo di paesaggi fisici e umani, di paesaggi linguaggi, di paesaggi dell’inconscio e lussazioni del sé che si balbetta. Paesaggi dietro. Paesaggi sotto e attraverso il linguaggio.
Poeta analista di passati prossimi. Di selve abitate da banditi e monsignori, di astrazioni dolomitiche, di idiomi e favole-storie e tradizioni venete come virtù antiche (ma senza indulgenza per campanili smisurati e localismi beceri).
Ma anche, e soprattutto, poeta di tempi strapiombi e progressi scorsoi.
Andrea Zanzotto, che a malincuore lascia la sua Pieve, i suoi amatissimi paesaggi-natura sub specie giorgionesca e belliniana.
Zanzotto il poeta che si ostina a lodare la vita. Il poeta che sa illuminare di pietas poetica, di ostinata beltà questo nostro presente remoto.
Vincenzo Rivoglia
(Ischia di Castro 1947-2013) Si diplomava in Musica corale e Direzione di coro con il m° Vieri Tosatti presso il Conservatorio Santa Cecilia di Roma. Frequentava il corso di Composizione polifonica con il m° Domenico Bartolucci.
Ha in seguito svolto attività didattica e di compositore. Una sua composizione è stata segnalata al Concorso nazionale per il VII Centenario di San Nicola di Bari.
Oppressit me dolor è stata eseguita in prima assoluta il 6 ottobre 2012 nella Chiesa di S. Maria della Verità a Viterbo.
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