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– Prime condanne per l’operazione Drago.
Ieri mattina il tribunale di Viterbo ha ritenuto colpevoli due dei quaranta arrestati nella maxi retata antidroga del maggio 2012.
Sono Endri Beqiri e Leo Marku, albanesi di 24 e 31 anni, uno residente a Orte, l’altro clandestino disoccupato e senza fissa dimora.
Entrambi sono stati processati con rito abbreviato. Marku è stato assolto dall’accusa di estorsione e condannato a due anni e quattro mesi per spaccio. Stessa accusa per Beqiri, ma pena più leggera: otto mesi di reclusione e 2mila euro di multa. Assolto, invece, Sergio Serrato.
A carico del 34enne napoletano, residente a Viterbo, il giudice Italo Ernesto Centaro non ha trovato alcuna prova. Il suo avvocato Remigio Sicilia ha letto in aula tutte e tre le intercettazioni che riguardavano il suo cliente. In nessuna si parlava esplicitamente di droga. Al massimo di appuntamenti sotto casa e caffè. Riferimenti troppo vaghi per portare a una condanna.
Secondo le indagini del pm Stefano D’Arma, Serrato aveva comprato cocaina per poi cederne alcuni grammi a un altro indagato, che l’aveva a sua volta rivenduta a una terza persona. Parte della droga era andata persa. Ne parlano nelle intercettazioni i due che avevano acquistato lo stupefacente. “Ma qualche frammento t’è rimasto? Non hai recuperato neanche una cochetta?”, chiede uno dei due all’altro, che risponde sconsolato: “Ma che… il gatto mi faceva miao, gli ho aperto la porta e è volato via tutto”.
Conversazioni nelle quali, comunque, mancava anche l’ombra di un qualsiasi riferimento a Serrato.
Per le posizioni di un altro indagato e del tatuatore sorianese Michel Barberio il giudice si è dichiarato incompatibile, avendo respinto le loro richieste di patteggiamento e rito abbreviato.
Insieme al fratello maggiore Django, Barberio era considerato il motore del sodalizio sgominato dai carabinieri di Viterbo. Secondo le indagini, partite a inizio 2012 da un attentato ai Barberio, era per i due fratelli che passavano le ingenti quantità di droga da rivendere in pub, bar e discoteche del Viterbese. Traffico di cocaina, ma non solo. Lo spaccio, per l’accusa, era il business principale dei Barberio & Co., portato avanti tramite una serie di altre attività illecite: usura, estorsioni, furti. E poi, gli anabolizzanti, che gli indagati utilizzavano per primi per pompare i muscoli.
Django Barberio dovrà difendersi da accuse più gravi di quelle contestate a Michel, come lo sfruttamento della prostituzione e la violenza sessuale sulla donna da lui costretta a vendersi, secondo l’accusa. I proventi sarebbero stati reinvestiti nell’acquisto di stupefacenti.



