Riceviamo e pubblichiamo – Ci risiamo! La soppressione delle amministrazioni provinciali sembra ormai essere diventato lo spasmodico bisogno irrazionale e ossessivo dei nostri governanti. E non solo.
Oggi ormai appare con tutta evidenza come tutta la politica si disinteressi totalmente di questo argomento lasciando mano libera al governo, ai governi.
Questa furia legislativa contro le Province è incomprensibile e ingiustificabile. Siamo sommersi dai problemi, stiamo sprofondando lentamente, ma inesorabilmente e questa classe politica non ha altre e più serie argomentazioni.
L’effetto del dissolvimento delle Province, del loro svuotamento funzionale e decisionale sarà devastante per i territori e per la gente e il risultato ben lungi dall’essere vantaggioso economicamente.
Se a tutto questo aggiungiamo il nuovo sistema elettivo delle Province, allora credo che la politica tutta dovrà assumersi la responsabilità di aver smantellato il sistema democratico fondante dell’Italia. Sì, perché è la resistenza degli enti locali e territoriali come i Comuni e le Province, malgrado si faccia del tutto per renderli inermi e inoperosi, che sta alleggerendo, in un contesto di estrema difficoltà, il forte disagio delle famiglie e dei territori.
E invece di rafforzare questa difficile e quasi impossibile azione di ascolto e risposta verso le comunità si persevera nel diabolico e poco lungimirante tentativo di allontanare le istituzioni dai cittadini abbattendo quei principi democratici e sacrosanti che rendono una democrazia più giusta e più equa.
Certo, mi rendo conto che dire queste cose oggi è impopolare, e lo si nota dal fatto che nessuno interviene a difesa di enti che dovrebbero essere rafforzati e potenziati. Ma chi come noi vive, indegnamente certo, la quotidianità dell’azione amministrativa sa che si sta facendo di tutto per imporre un centralismo distante dai cittadini, con il conseguente allontanamento dei luoghi delle decisioni e la impossibilità di controllo dei cittadini stessi.
Quello che sta accadendo, nell’indifferenza più totale, e nascosto dietro a un fittizio risparmio per lo Stato, rappresenta semplicemente il premio di consolazione dato in pasto all’antipolitica per distogliere lo sguardo dai veri centri di spreco che sfuggono al controllo dei cittadini e alimentano il sottobosco della politica, della vera casta e di ciò che vi gravita attorno.
Sparare nel mucchio è diventato uno sport di massa, ma non serve coraggio per questo. Serve coraggio, invece, per iniziare a dire cose che paiono impopolari o, ancor peggio, che tutti tacciono perché attengono a quegli spazi d’ombra dove la politica, le lobbies, il potere coltivano i loro piccoli o grandi interessi.
Serve coraggio non per dire a gran voce che è necessaria una profonda riforma di tutto l’apparato della pubblica amministrazione, ma per farla veramente. Serve coraggio per dire che non è con l’abbattimento del numero dei consiglieri comunali nei Comuni e con l’abolizione delle provincie che si risolvono i problemi.
Tutt’altro. Si complica ulteriormente l’esistenza di persone alle quali oggi, più che mai, lo stato dovrebbe semplificare la vita se non altro per consentire loro di dedicarsi anima e corpo alla ricerca di spiragli di luce in un quadro buio che non fa sperare.
Il vaso è colmo. Ci vuole un minimo di coscienza critica e dire ad alta voce che questa mediocre e cieca politica è responsabile di ciò che sta accadendo perché non ha mai dato l’impressione reale di voler bene a questo, ormai disastrato paese. Mai un passo che andasse nella direzione di toccare privilegi assurdi e impensabili. Mai una stretta.
Mai alcuna voce che si alzi a sostegno della verità e della realtà, ma solo falsa e ipocrita apparenza volta a difendere sempre e solo il proprio piccolo o grande spazio.
E’ ora che la politica, in uno scatto d’orgoglio, dimostri di vedere la trave e non la pagliuzza agendo, finalmente, in linea alle esigenze del Paese reale. E’ giunto il momento che alla necessità di efficienza e contenimento della spesa pubblica corrisponda un vero progetto organico di riorganizzazione di tutta la macchina amministrativa dello Stato, a tutti i livelli, nessuno escluso.
E’ giunto il momento di dimostrare senso di responsabilità e non continuare nel gioco al massacro di scagliare l’onere dei costi della politica solo ed esclusivamente sulle istituzioni sui Comuni e sulle Provincie additandole come untori da sopprimere. I costi sono ben altri, le risorse possono e devono reperirsi in altro modo, ma si sa è fin troppo facile scaricare su altri le proprie colpe con l’avvallo della politica tutta che almeno in questo caso, fino a prova contraria, trova una connivente, quanto scandalosa, sintesi.
Federico Grattarola
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